BREAKINGVIEWS - L'Italia finisce in parte sbagliata scommessa petrolifera

lunedì 8 febbraio 2016 13:04
 

di Neil Unmack

LONDRA, 8 febbraio (Reuters) - Possono esserci state molte buone ragioni ad aver spinto il governo italiano a investire in Saipem lo scorso novembre. Eccone una: la oil service dà lavoro a 7.600 italiani. Un'altra ragione è stata quella di aiutare Eni, controllata da Tesoro e Cdp, a deconsolidare il debito di Saipem.

Eni ha venduto il 12,5% al Fondo Strategico Italiano, controllato da Cdp, che ha di recente visto un cambio al vertice deciso dal premier Matteo Renzi. Il mandato del nuovo management della Cassa è quello di sostenere l'industria italiana. Fsi si è impegnata a sottoscrivere pro quota l'aumento di capitale Saipem di 3,5 miliardi. Questa decisione è stata presa lo scorso novembre, quando il prezzo del petrolio era intorno a 50 dollari al barile. Adesso, con il prezzo della materia prima crollato a 35 dollari, il piano industriale di Saipem è da rivedere e il titolo è crollato.

Il governo ha investito 463 milioni per rilevare il 12,5% della quota da Eni al prezzo di 8,39 euro. E la sottoscrizione dell'aumento porterà l'investimento complessivo a 900 milioni. Sulla base dei prezzi attuali, il valore della partecipazione oggi è sceso sotto i 600 milioni. Oggi il titolo a fine mattino sta perdendo oltre il 21% in Borsa a 0,41 euro dopo che si è conclusa la fase borsistica dell'aumento venerdì scorso.

Una perdita di carta che non sarebbe un problema qualora le quotazioni petrolifere dovessero recuperare terreno. Saipem si attende un utile operativo di almeno 900 milioni al 2019, pari a un utile per azione di circa 0,06 euro. Se si considera un multiplo di 15, la quota del Fondo strategico potrebbe avere un valore di 1,1 miliardi, comportando un rispettabile tasso di ritorno interno di circa l'8%. E tuttavia quel piano parte dal presupposto che il prezzo del petrolio raggiunga quota 75 dollari al 2018; se il prezzo scende sotto 55 dollari, ci sarà bisogno di altre ristrutturazioni.

Canaccord Genuity si attende un utile per azione di soli 0,04 euro per azione al 2019, con una valore della quota di Fsi di 758 milioni a fronte dell'investimento di 900 milioni.

Tuttavia, per quanto cattivo sia stato l'investimento, il governo può trarre un sospiro di sollievo perché detiene una grande quota in Eni anche se, sfortunatamente, è solo del 30%. La transazione è stata fatta a termini di mercato, pertanto è difficile che possa essere rivista. Ciononostante, gli azionisti privati di Eni ne sono usciti vincitori.

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