14 dicembre 2015 / 19:00 / 2 anni fa

PUNTO 1-Telecom Italia, mossa Vivendi porta verso resa dei conti su cda - fonti

(Aggiunge altre ipotesi, aggiorna adesioni a assemblea)

di Stefano Rebaudo

MILANO, 14 dicembre (Reuters) - La decisione di Vivendi di astenersi nell'assemblea di domani sulla conversione delle azioni di risparmio sembra fatta apposta per creare una contrapposizione e arrivare a una resa dei conti sul consiglio di amministrazione di Telecom Italia in anticipo rispetto alla scadenza di aprile 2017.

Lo dicono alcune fonti vicine alla vicenda.

Se infatti la proposta del cda di conversione delle azioni di risparmio in ordinarie venisse bocciata per l'opposizione di Vivendi, come sembra probabile, l'attuale cda potrebbe considerarsi sfiduciato e prendere le decisioni conseguenti. La situazione rimane però incerta, in attesa degli sviluppi domani in assemblea, che in sede straordinaria delibera con due terzi dei voti presenti.

Alcuni fonti di mercato descrivono anche uno scenario in cui Vivendi ottiene la maggioranza dell'assemblea ordinaria grazie a prestito titoli e azionisti amici e fa passare l'allargamento del cda ai quattro nomi indicati. Ma altre fonti osservano che il gruppo francese starà molto attento a non alimentare l'ipotesi di azioni di concerto che potrebbero obbligarla a lanciare un'opa obbligatoria.

Tutto nasce dalle divergenze tra investitori istituzionali e Vivendi, primo azionista con il 20,1%, su questioni di governance. Ad agitare ulteriormente le acque, in serata è arrivata la comunicazione di Vivendi di un frazionale incremento della quota di un ulteriore 0,4%, arrivando a 20,5%. Stando alle ultime comunicazioni, Telecom ha ricevuto adesioni per l'assemblea per il 55,6438% del capitale.

Una soluzione pacifica era portata di mano, bastava che i francesi rivedessero leggermente al ribasso le richieste sul cda. Ma forse a Vivendi questo non basta e chiede una diversa legittimazione.

Il gruppo media vuole aumentare il numero dei consiglieri Telecom a 17 da 13, aggiungendo quattro suoi rappresentanti, di cui 3 manager della società e un indipendente.

I proxy adviser hanno suggerito ai fondi di votare contro la proposta, ma precisando che Vivendi ha tutto il diritto di nominare i suoi uomini e che i nomi proposti sono perfetti sotto il profilo della competenza.

E' stato soprattutto Glass Lewis a sottolineare questi ultimi aspetti, dicendo però che il numero dei consiglieri richiesti era eccessivo.

In questa situazione, il gruppo francese, una volta passata la conversione delle risparmio e bocciata la sua proposta per il cda, poteva ammettere che la sua quota si sarebbe diluita al 14% circa e chiedere all'assemblea tre rappresentanti.

I fondi, che non avevano mandato sulla questione, sarebbero usciti dalla sala, lasciando a Vivendi e pochi altri azionisti la decisione sui nuovi uomini in cda.

Telco, due anni fa, ha nominato gli attuali consiglieri, proprio in una situazione del genere. Quando, in assemblea, la sua lista non ha avuto i voti necessari per raggiungere la maggioranza e decidere sui quattro quinti del consiglio, ha deciso di procedere al voto dei suoi uomini, uno a uno, con i fondi che hanno abbandonato la sala.

E' ovvio che Vivendi intende guidare l'azienda, l'incognita è cosa intenda fare per arrivare all'obiettivo. Oggi l'AD Arnaud De Puyfontaine, in due interviste al Corriere della Sera e al Wall Street Journal non ha fatto luce su questo punto.

Finora il gruppo francese ha parlato di integrare il consiglio, in attesa di un rinnovo complessivo a scadenza, cioé aprile 2017. Ora potrebbero però decidere di muoversi in anticipo.

Rimane poi l'incognita Xavier Niel, l'AD di Iliad, che ha posizioni lunghe sul 15% di Telecom. Ma su questo è difficile qualunque previsione, almeno fino a quando non avrà trasformato le opzioni in azioni.

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