Salvataggi banche, contributi versati al Fondo non saranno retrocessi-fonti

lunedì 23 novembre 2015 16:39
 

ROMA, 23 novembre (Reuters) - I contributi ordinario e straordinario che tutte le banche italiane stanno versando al Fondo di risoluzione nell'ambito del piano di salvataggio delle quattre banche commissariate non verranno retrocessi né considerati come anticipo per i futuri contributi che continueranno dal 2016 in avanti fino a raggiungere il target di circa 6 miliardi di dotazione del Fondo da raggungere entro 8 anni.

Lo hanno chiarito due fonti che stanno seguendo la vicenda.

I proventi delle programmate cessioni delle banche risanate e della bad bank costituita con le sofferenze delle quattro banche serviranno a ricostituire la dotazione del Fondo con cui rimborsare il prestito nel frattempo ricevuto, spiegano.

Il salvataggio di Banca Marche, Banca Etruria, Carife e Carichieti ha richiesto un piano che impegna il Fondo di risoluzione per complessivi 3,6 miliardi. Intesa SP, Unicredit e Ubi hanno anticipato con finanziamenti l'intera somma distinta in due tranche. Una prima da 2,350 miliardi verrà rimborsata alle tre banche entro il 2015 con i contribuiti obbligatori versati al Fondo da tutti gli istituti e pari a una annualità ordinaria e tre straordinarie.

Una seconda tranche da 1,65 miliardi di finanziamento a tassi di mercato e a 18 mesi, garantito dalla Cdp in caso di incapienza del Fondo, dovrebbe essere rimborsata con i proventi di cessioni "in tempi brevi al miglior offerente, con procedure trasparenti e di mercato", come ha detto ieri Bankitalia, che si aspetta di ricavare almeno 1,8 miliardi dalle cessioni e di recuperare una piccola parte degli 1,7 miliardi messi per coprire le perdite delle quattro banche in crisi.

Le banche italiane versano in via ordinaria ogni anno circa 600 milioni a questo Fondo, secondo una stima di settore, e questo contributo crescerà dal 2016 per arrivare a formare una dotazione da circa 6 miliardi entro 8 anni.

La contribuzione è basata sui depositi e corretta per un fattore di rischio, che in questa prima operazione non è stato utilizzato, spiegano le fonti.

Nei prossimi anni le banche continueranno a versare al Fondo che deve raggiungere la dotazione target per contribuire al fondo Unico di risoluzione europeo, che avrà le risorse messe progressivamente in comune dai fondi nazionali fino ad arrivare a una dotazione a regime pari all'1% dei depositi protetti (55 miliardi di euro).

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