ECONOMICA-Banca d'Italia, soci in movimento, un anno per cedere 50% capitale

venerdì 20 novembre 2015 11:19
 

di Luca Trogni

MILANO, 20 novembre (Reuters) - Finalmente si muove. A quasi due anni dalla riforma della governance di Banca d'Italia il fronte dei soci, che entro fine 2016 dovrebbero rispettare il tetto azionario del 3%, comincia a modificarsi.

I primi tre - Intesa Sanpaolo, Unicredit e Generali - si sono alleggeriti, in proporzione alla loro quota, di quasi il 10% del capitale di Bankitalia, mentre simmetricamente cinque casse previdenziali di professionisti hanno comprato quasi interamente le quote in vendita.

Le casse pensionistiche - Enpam (medici e odontoiatri), Cassa Forense (avvocati), Inarcassa (ingegneri e architetti), Cassa Ragionieri (ragionieri) ed Enpaia (impiegati e dirigenti dell'agricoltura) - con il 10% complessivo acquisiscono il diritto di convocare l'assemblea della banca centrale.

Un diritto più virtuale che concreto dal momento che è difficile pensare ad assemblee non dettate da Banca d'Italia stessa. Più elevato il valore reputazionale derivante dal fatto di costituire nel loro insieme una fetta non marginale dell'azionariato dell'istituzione.

A questo, per chi deve mettere a reddito il proprio patrimonio, si aggiunge un motivo molto più concreto: una garanzia quasi totale di ritorno dell'investimento con rischi minimi, ottimo soprattutto in tempi di tassi di interesse attorno a zero.

La remunerazione annunciata sul bilancio 2015 è pari al 4,5% del capitale rivalutato e il governatore Visco ha preannunciato per il futuro dividendi di simile entità. Il tetto di remunerazione, fissato al 6%, sembra rappresentare un livello da cui non discostarsi molto al ribasso.

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