RPT-Italia, la proposta di Mediobanca: crediti imposta per spinta a domanda

martedì 17 novembre 2015 17:24
 

(elimina refuso)

MILANO, 17 novembre (Reuters) - Utilizzare il credito di imposta per dare una spinta alla domanda e combattere, in combinazione con il job acts, l'attuale fase di depressione economica senza incorrere negli strali europei.

La proposta viene dal chief economist di Mediobanca Securities, Antonio Guglielmi, in uno studio sull'Italia intitolato "la marea cambia e inizia la ripresa", che vede un capitolo, 'Tax Credit Notes to complement the Jobs Act', dedicato al tema.

Lo studio si rifà a un meccanismo adottato dalla Germania nella legge "Mefo" del 1933 e propone l'introduzione di Tax Credit Certificates (TCC), strumenti che possono essere usati da chi li possiede per pagare un debito per tasse, contributi, sanzioni. Non sono considerati debito ai fini della contabilità europea perchè il governo non li rimborserebbe in euro mentre li accetterebbe per ridurre il carico fiscale. Non sono moneta, ma possono essere visti come "fiscal money o quasi money".

Nella simulazione di Mediobanca, vengono assegnati TCC per 20 miliardi nel 2016, 40 miliardi nel 2017 e 2018, di cui due terzi a sostegno della domanda, un terzo alle aziende. Avrebbero tutti un differimento di due anni dal momento della ricezione a quello di utilizzo e potrebbero anche essere oggetto di vendita sul mercato a prezzo ovviamente scontato rispetto al valore facciale.

Secondo il modello di Guglielmi, ogni euro iniettato in questo modo nel sistema genererebbe Pil aggiuntivo per 1,2 euro, con un conseguente aumento del gettito fiscale.

"La nostra simulazione indica che la crescita del Pil raddoppierebbe a 3% in 2016 e 2017. Riassumendo, con l'iniezione di uno shock di questo tipo attraverso un implicito taglio alle tasse raggiunto attraverso TCC differiti di due anni, il Pil avrebbe una crescita aggiuntiva di 77 miliardi nel 2017. Questo genererebbe entrate fiscali aggiuntive per 36 miliardi, che calerebbero a 16 miliardi dopo aver accettato 20 miliardi di TCC emessi due anni prima e giunti a scadenza, lasciando il governo con un delta positivo sulle entrate fiscali", conclude lo studio.

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