11 novembre 2015 / 18:19 / 2 anni fa

PUNTO 2-Saipem Algeria, sequestro da 250 milioni euro per tre imputati

(Aggiunge precisazioni)

di Emilio Parodi

MILANO, 11 novembre (Reuters) - L‘ufficio gip del Tribunale di Milano ha disposto nei giorni scorsi il sequestro preventivo di beni per circa 250 milioni di euro nei confronti di tre degli imputati del processo sulle presunte tangenti da parte di Saipem per l‘aggiudicazione di sette contratti in Algeria del valore di circa 8 miliardi di euro.

Lo si evince dal bilancio di responsabilità sociale della procura di Milano, diffuso oggi dal procuratore capo uscente Edmondo Bruti Liberati, dal decreto di sequestro che Reuters ha potuto leggere, e lo conferma l‘avvocato di uno dei tre imputati.

In parte, si legge nel bilancio della procura, “il provvedimento conferma il blocco già disposto dalle autorità estere di somme liquide sui conti bancari di Singapore, Hong Kong, Svizzera e Lussemburgo”. In parte, risulta dal decreto, blocca quote societarie e immobili in Italia e all‘estero.

Il provvedimento disposto dal gip è teso a porre sotto sequestro un ammontare totale di poco meno di 198 milioni di euro (l‘esatto ammontare che la procura quantifica come tangenti versate a pubblici ufficiali algerini attraverso consulenze fittizie e sovrafatturazioni dal 2007 al 2009), cui sommare 50 milioni di imposta ritenuta evasa.

Il sequestro è stato firmato dal giudice a carico di Pietro Varone, ex direttore operativo Saipem, Farid Bedjaoui, intermediario algerino e braccio destro del ministro dell‘Energia Chekib Khelil, e Samir Ouraied, fiduciario di Bedjaoui.

Il sequestro a carico di Varone (quote di una società, beni immobili e un conto corrente) è stato già eseguito, ha confermato a Reuters l‘avvocato Barbara Belloni, dello studio dell‘avvocato Marcello Elia che assiste l‘ex manager, aggiungendo che la difesa “ha impugnato il provvedimento al Tribunale del Riesame ed è in attesa della fissazione dell‘udienza”.

Il legale italiano di Ouraied, l‘avvocato Gian Filippo Schiaffino, ha detto a Reuters, che a carico del suo assistito “non è stato posto in esecuzione alcun sequestro”, mentre non è stato possibile al momento ottenere un commento dall‘avvocato di Bedjaoui, Roberto Pisano.

Va ricordato che l‘esecuzione di un sequestro non è contestuale alla sua notifica alle parti quando si tratta di bloccare beni al di fuori dell‘Italia. E sia per Bedjaoui che Ouraied il provvedimento riguarda beni situati all‘estero, per i quali occorre instaurare un iter procedurale con le autorità giudiziarie locali.

In particolare, si legge nel decreto, la procura aveva chiesto il sequestro, per Bedjaoui, di otto immobili: sette a Manhattan, nel centro di New York, quattro dei quali nella famosa Quinta Avenue, uno nella 12 East 63 st., uno nella 15 East 77 st., uno nella 17 East 77 st., e infine uno a Southampton, stato di New York.

La stima del valore di questi immobili Usa, inserita nel decreto di sequestro, sarebbe arrivata già da sola a circa 250 milioni di dollari.

“Uno degli immobili sulla Quinta è il vecchio Hotel Plaza, trasformato in residenze di lusso”, dice una fonte a diretta conoscenza del dossier, che aggiunge: “Speriamo che ora questi immobili non siano venduti prima”.

Sia Bedjaoui che Ouraied hanno lo status di latitanti, l‘uno dall‘8 novembre 2013, l‘atro dal 19 novembre 2013.

Il processo, con le accuse a vario titolo di corruzione internazionale e frode fiscale, a Saipem - imputata per la legge 231 - a Varone, Bedjaoui, Ouraied, all‘ex presidente Saipem Pietro Tali e all‘ex dirigente Alessandro Bernini, inizierà il prossimo 2 dicembre.

Tutti gli imputati hanno dichiarato la loro estraneità alle accuse.

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