Saipem Algeria, no "prove dirette" corruzione per Scaroni, Eni -motivazioni

lunedì 2 novembre 2015 15:10
 

di Emilio Parodi

MILANO, 2 novembre (Reuters) - Non ci sono "prove dirette" che colleghino Eni, il suo ex AD Paolo Scaroni e il suo ex responsabile del Nord Africa Antonio Vella alle presunte tangenti pagate da Saipem per ottenere appalti in Algeria, ma solo indizi che non raggiungono "quel minimum probatorio richiesto per un rinvio a giudizio".

Lo si legge nelle 70 pagine con cui il gup Alessandra Clemente motiva il proscioglimento dei tre imputati disposto il 2 ottobre scorso contenstualmente al rinvio a giudizio per corruzione internazionale di Saipem, dell'ex presidente Pietro Tali, dell'ex direttore operativo Pietro Varone, dell'intermediario algerino e braccio destro del ministro dell'Energia Chekib Khelil, Farid Bedjaoui, del fiduciario di Badjaoui, Samir Ouraied, e dell'ex dirigente Alessandro Bernini.

Il giudice, nella sentenza di assoluzione per il terzo comma dell'articolo 425 del Codice di Procedura Penale ("indizi insufficienti") depositata sabato scorso, precisa che "gli elementi di accusa" a carico di Eni, Scaroni e Vella, "risultano cristallizzati. Il dibattimento su questo fronte non potrebbe consentire l'acquisizione di ulteriori elementi...", aggiungendo che "non si può certo basare il rinvio a giudizio sulla possibilità remota che qualche imputato decida di collaborare".

Al centro della vicenda vi è l'acquisizione dal 2007 al 2009 di sette contratti d'appalto in Algeria del valore complessivo di 8 miliardi di euro per i quali secondo la procura sarebbero stati versati quasi 198 milioni di euro di tangenti a pubblici ufficiali algerini, attraverso consulenze fittizie e sovrafatturaziooni.

A Eni, Scaroni e Vella, (oltre, per quel che riguarda Eni e Scaroni, una presunta regia globale) era contestato in particolare un solo contratto, relativamente al quale tutti gli imputati sono stati prosciolti.

"SAIPEM INDIPENDENTE DA SCARONI ED ENI"

"Dagli elementi raccolti - scrive il giudice - non si ritiene che vi sia stato, rectius che vi siano le prove che vi sia stato - un unico accordo corruttivo" per tutti i diversi contratti. "In particolare gli elementi in atti non sono sufficienti per ritenere provata o provabile una qualche responsabilità" di Scaroni, Vella ed Eni "non solo per i fatti di interesse di quest'ultima società... ma neppure in relazione all'accordo corruttivo intervenuto fra Saipem e le sue controllate, da un lato, e il ministro, dell'altro, avente ad oggetto gli appalti" per cui "vi è stato il rinvio a giudizio".   Continua...