27 ottobre 2015 / 18:24 / tra 2 anni

UniCredit tenta di mantenere fiducia investitori con il nuovo piano

di Sinead Cruise e Silvia Aloisi

MILANO, 27 ottobre (Reuters) - Mentre Unicredit sta lavorando agli ultimi ritocchi del nuovo piano strategico che sarà presentato agli azionisti il mese prossimo, alcuni investitori si pongono degli interrogativi sulla leadership del Ceo Federico Ghizzoni.

Il nuovo piano al 2018, dopo che il precedente è stato abbandonato in quanto si basava su previsioni macroeconomiche eccessivamente ottimistiche, è cruciale per gli sforzi di Ghizzoni tesi a rafforzare la fiducia degli azionisti a fronte di una continua sottoperformance della banca.

Il piano sarà presentato il prossimo 11 novembre e dovrebbe prevedere target più bassi di utile, cessione di asset e tagli di costi in modo da sedare le paure di un aumento di capitale, timori che la banca ha più volte respinto senza però riuscire ad eliminarli del tutto.

“Non è che il management non abbia fatto nulla. Ma la domanda è: ha fatto abbastanza per farmi contento? Non ne sono sicuro”, dice Gilles Guibout, portfolio manager di AXA Investment Managers, tra i 40 più grandi investitori in UniCredit.

Visto dagli analisti come un manager dal carattere mite e accomodante Ghizzoni potrebbe essere costretto a fare alcune scelte difficili per migliorare i livelli patrimoniali e tagliare i costi.

Due azionisti esteri, che preferiscono non essere citati, descrivono lo stile di leadership di Ghizzoni di tipo ‘soft’. Uno dei due lo paragona a un “buon vecchio zio”.

“Non è un tipo di CEO spietato. C‘è del bene e del male in questo, ma è stato un po troppo morbido, un po’ troppo lento, ha tenuto troppe opzioni aperte”, dice una fonte di uno degli primi quindici investitori della banca.

Un portavoce della banca non ha commentato.

Ghizzoni ha in realtà preso decisioni difficili in passato, lanciando un aumento di capitale da 7,5 miliardi di euro nel picco della crisi della zona euro e con l‘operazione di pulizia di bilancio che ha visto svalutazioni per 14 miliardi nel 2013.

Ma non tutti gli investitori sono critici.

Ieri Leonardo Del Vecchio, azionista di UniCredit con il 2%, ha promosso l‘operato di Ghizzoni dicendo che è un buon manager, arrivato ai vertici dalla gavetta.

Ad aggiungere ulteriori elementi di preoccupazione al numero uno di UniCredit è la vicenda scaturita con l‘inchiesta della Procura di Firenze sulle attività del gruppo Bulgarella, che vede indagati il vice presidente Fabrizio Palenzona e due dirigenti.

Nei giorni scorsi la banca ha sottolineato che da un‘audit interna non sono emerse anomalie nei processi, nelle delibere e nei comportamenti degli esponenti aziendali coinvolti ma secondo la stampa l‘inchiesta avrebbe indebolito Ghizzoni.

Il broker Intermonte giudica difficile quantificare le probabilità di una uscita di Ghizzoni ma ritiene che l‘arrivo di manager dall‘esterno possa aiutare il piano di ristrutturazione del gruppo.

ESPOSIZIONE INTERNAZIONALE

Storicamente il forte carattere internazionale di UniCredit, dopo la forte espansione all‘estero voluta da Alessandro Profumo tra il 1999 e il 2005, è stato un punto di forza del gruppo in quanto ha contribuito a bilanciare la debolezza dell‘economia italiana. Tuttavia ora alcuni lo vedono come una debolezza che rende la banca vulnerabile alla volatilità di paesi come Russia, Turchia e Ucraina.

Secondo alcune fonti la banca potrebbe tagliare circa 10.000 posti di lavoro e vendere alcuni asset di Bank Austria. Queste misure dovrebbero essere d‘aiuto per portare il Cet1 nel 2018 a circa il 12% dal 10%, dicono due azionisti. Gli stessi si aspettano che la banca tagli l‘obiettivo di 28,4 miliardi di ricavi al 2018 per il core business di circa 2 miliardi.

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