Sai-Fondiaria, per Cassazione obbligatoria Opa, giusta richiesta risarcimento

mercoledì 14 ottobre 2015 14:00
 

MILANO, 14 ottobre (Reuters) - La prima sezione civile della Cassazione ha annullato con rinvio alla corte di Appello di Milano la sentenza sulla scalata Sai a Fondiaria del 2002, riconoscendo ai piccoli azionisti il diritto a un risarcimento perché secondo la suprema corte sarebbe dovuta scattare l'Opa obbligatoria da parte di Sai.

Nelle motivazioni della sentenza depositate ieri e visionate da Reuters, la Suprema corte spiega che l'avvio di una scalata che punti al controllo della società, ovvero a una quota superiore al 30% delle azioni, comporta l'obbligo giuridico del lancio di un'Opa, facendo nascere contestualmente il diritto al risarcimento del danno nel caso in cui ciò non venga rispettato.

Dalla scalata nacque Fonsai, diventata poi UnipolSai, che potrebbe dunque vedersi chiamare a risarcire i piccoli azionisti e che ha già accantonato in bilancio nel 2014 e nella semestrale 2015 fondi per il rischio di soccombenza.

"L'inadempimento dell'obbligo, per lo scalatore, di lanciare l'offerta pubblica di acquisto totalitaria" costituisce "un vero e proprio 'obbligo giuridico' e non un generico 'dovere' né tantomento un 'onere'", dando luogo, "di conseguenza, a una responsabilità contrattuale solidale di tutti i soggetti coinvolti nella vicenda", si legge nelle motivazioni.

Secondo la Suprema corte, chi acquista una partecipazione superiore alla soglia del 30% "si pone nella condizione di controllare la società quotata" anche grazie al cosiddetto premio di maggioranza e che "l'obbligo di offerta pubblica totalitaria che ne consegue fa sì che del plusvalore lucrato dal venditore del pacchetto azioni di maggioranza siano posti in condizione di beneficiare anche gli altri soci, i quali, pure essendo titolari solo di partecipazioni minoritarie, hanno pur sempre, con il loro investimento, contribuito alle sorti della società quotata".

I soci di minoranza si erano rivolti nel 2003 al Tribunale di Milano per chiedere il risarcimento per mancata chance: in primo grado la sentenza fu a loro favore, ma venne poi riformata in appello. Ora la decisione della Cassazione di annullare il secondo grado.

La questione tornerà così davanti alla corte di Appello di Milano in diversa composizione.

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