10 ottobre 2015 / 16:28 / tra 2 anni

PUNTO 1- Ubi diventa Spa, apripista per altre popolari, adesso focus su M&A

(Aggiunge altre dichiarazioni, deettagli, background)

di Andrea Mandalà e Silvia Aloisi

BRESCIA, 10 ottobre (Reuters) - I soci di Ubi non deludono le previsioni e approvano la trasformazione in Spa aprendo una nuova fase per la banca che adesso potrà concentrarsi sul suo ruolo nell‘atteso processo di consolidamento del settore.

Il passaggio storico è stato sancito oggi a Brescia dove con una maggioranza ‘bulgara’ (98,9% dei voti) gli oltre cinquemila soci di Ubi (in proprio e per delega) hanno approvato il nuovo statuto, dando il via alla lunga stagione delle assemblee che entro la fine del 2016 dovrebbe portare le dieci maggiori popolari italiane ad abbandonare il voto capitario per adeguarsi alla riforma del settore voluta dal governo Renzi

L‘obiettivo della banca, la prima di quelle interessate dalla riforma a trasformarsi in Spa, oltre ad assecondare in tempi rapidi le richieste pervenute da autorità e regolatori, è anche quello di garantire stabilità in modo da arrivare all‘assemblea della primavera del 2016 sul rinnovo degli organi sociali nella nuova configurazione giuridica e con nuovi assetti azionari.

“Non solo il governo e la Banca d‘Italia, ma anche la Bce, il Fondo monetario internazionale, Basilea. Tutti gli enti, anche la stessa Consob in Parlamento, si sono pronunciati a favore di questo cambiamento”, ha detto il presidente del Cds, Andrea Moltrasio, nel corso dell‘assemblea.

PER M&A COLLOQUI ANCHE CON BANCO POPOLARE

Chiuso il capitolo Spa si può dunque passare a ragionare a “mente libera” e con “maggiore impegno” sul possibile M&A con l‘obiettivo di giocare un ruolo da aggregante.

Su questo fronte i vertici continuano a ribadire che ci sono discussioni aperte con tutti ma “nessuna operazione è obbligatoria”.

“Da lunedì se ci sono novità le verificheremo”, ha detto Moltrasio.

Tra gli istituti con cui Ubi sta dialogando vi è anche Banco Popolare, ha detto l‘AD Victor Massiah nel corso della conferenza stampa tenutasi al termine dell‘assemblea.

“Non è un segreto che stiamo parlando con diverse banche e tra queste Banco Popolare, come non è un segreto che Banco Popolare stia parlando con altri”, dice l‘AD.

Tuttavia, ha ribadito, “sono tutte operazioni complesse, non è ovvio niente”. Per l‘AD “bisogna essere molto attenti” a valutare le operazioni aggregazioni in quanto le variabili in gioco sono molteplici riguardo soprattutto al capitale e alla qualità del credito in un contesto di continua evoluzione della regolamentazione.

Ubi è stata spesso anche chiamata in causa per un‘eventuale operazione con Mps, ma l‘AD sembra molto freddo su questa ipotesi.

A chi gli chiedeva se il governo sollecitasse un intervento per la banca senese, Massiah ha riposto: “Escludo a monte che il governo faccia questo...per quello che ho potuto comprendere dai contatti che ho avuto con la Banca d‘Italia e con il Ministero dell‘economia, sono istituzioni ispirate a non invadere il ruolo del mercato”.

In ogni caso “se Mps bussa alla porta io non ho motivo di dire che non rispondo, ma il discorso è se ci sono le condizioni o meno”, ha aggiunto l‘AD rispondendo alle ripetuto domande sul tema.

Quanto alla scelta dell‘advisor, quando ci sarà un quadro più chiaro sull‘evoluzione dell‘M&A Ubi darà il mandato formale, ha aggiunto Massiah.

LIMITE A DIRITTO VOTO E A RECESSO

Come previsto dalla riforma il nuovo statuto prevede, in via transitoria per due anni dalla data di entrata in vigore delle legge (fino al 26 marzo 2017) un limite al voto pari al 5% del capitale sociale.

Un‘altra facoltà prevista della legge è quella di limitare il diritto di recesso per proteggere il patrimonio primario delle banche ed evitare fuoriuscite di capitale.

In particolare Ubi ha previsto, per i soci che non hanno concorso all‘odierna deliberazione, di limitare il recesso al 5% circa delle ordinarie in circolazione, fissando all‘11,74% di Cet1 ‘fully loaded’, la soglia sotto la quale la banca non intende scendere. L‘esborso massimo è di 350 milioni di euro pari ad una valutazione di 7,288 euro per azione.

Al 30 giugno Ubi aveva indicato un CET1 proforma a regime del 12,33%.

Ieri il titolo Ubi ha chiuso a 6,7 euro.

“Mi aspetto che i recessi siano pochi”, ha detto Massiah. L‘AD ha spiegato infatti che partecipare al recesso equivale ad una “scommessa a mani legate” in quanto chi vuole esercitare il diritto deve tenere ‘bloccate’ le azioni oggetto del recesso per un periodo di sei mesi, calcolando tutti i passaggi tecnici previsti ed è “estramemente improbabile che un fondo professionale si metta a fare questa scommessa”.

INVESTITORI ISTITUZIONALI AL 45% CAPITALE

Dalla lettura del libro soci è emerso che Blackrock ha in portafoglio il 4,951% del capitale, il fondo Silchester il 4,903% e la Fondazione cassa di risparmio di Cuneo il 2,23%; Bisogna ricordare però che i fondi si avvalgono della facoltà di non comunicare le variazioni al di sotto del 5%.

“La banca è al 45% in mano agli investitori istituzionali, e ci sono oltre 150mila soci. Rimaniano una banca ad azionariato diffuso”, dice Moltrasio.

Sul sito www.reuters.it altre notizie Reuters in italiano. Le top news anche su www.twitter.com/reuters_italia

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