10 luglio 2015 / 14:41 / 2 anni fa

PUNTO 2-Saipem Algeria, Scaroni: Eni e Saipem società diverse

(Aggiunge dettagli da fonti giudiziarie e legali)

di Emilio Parodi

MILANO, 10 luglio (Reuters) - L'ex-AD di Eni Paolo Scaroni ha sottolineato oggi -- davanti al giudice dell'udienza preliminare sulle presunte tangenti che sarebbero state pagate da Saipem per ottenere contratti in Algeria -- che Eni e Saipem erano due società diverse, che lui "non aveva alcun potere di direzione" su Saipem e che poteva intervenire solo quando si presentavano problemi.

Lo riferiscono fonti giudiziarie e legali.

Scaroni ha risposto in aula, a porte chiuse, a domande della difesa e dell'accusa davanti al gup che deve decidere se rinviare a giudizio lui e altri sei imputati.

Lo scorso febbraio, la procura di Milano ha chiesto il rinvio a giudizio per Scaroni e altri, oltre che per le società Eni e Saipem, con le accuse a vario titolo di corruzione internazionale e frode fiscale. Tutti gli interessati hanno sempre respinto ogni addebito.

Al centro della vicenda c'è l'acquisizione di sette contratti d'appalto in Algeria del valore complessivo di 8 miliardi di euro.

"Sono venuto qua oggi per portare all'attenzione del giudice tutti gli elementi che chiariscono la mia posizione", ha spiegato l'ex-AD in una nota dopo l'interrogatorio.

"Per doveroso rispetto nei confronti del giudice non ritengo opportuno rilasciare dichiarazioni sul merito del processo. Posso dire che ho anche depositato una serie di memorie che ripercorrono nel dettaglio le iniziative intraprese rispetto all'indagine concernente l'Algeria e che dimostrano la mia estraneità ai fatti che mi vengono contestati".

Fonti legali precisano però che il manager ha spiegato che i suoi incontri, al vaglio degli inquirenti, con il ministro algerino dell'Energia Chekib Khelil e con l'intermediario Farid Bedjaoui rientravano nelle normali riunioni di lavoro "dell'AD della più grande azienda energetica italiana".

"Non parlavamo certo degli appalti ma erano rapporti utili per snellire le procedure", ha detto Scaroni secondo quanto riferito dalle fonti.

Scaroni ha aggiunto che la telefonata intercettata con l'allora ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera, nella quale parlò di "stecche", va contestualizzata al momento, perché inizialmente pensava che potesse esserci stata "corruzione, ma poi leggendo le carte ho capito che non c'era nessuna prova del pagamento al ministro e mi sono convinto che fosse una ricostruzione infondata da parte della procura", dicono ancora le fonti.

Per quanto riguarda l'ex-presidente di Saipem Pietro Tali, tra gli imputati, Scaroni ha detto di ritenerlo un manager e una persona onesta, ma di aver chiesto al capo del personale, quando emerse dall'inchiesta che non erano state rispettate le norme della procedura sulle intermediazioni, che fosse dato un senso di discontinuità e quindi di allontanarlo.

Oggi la procura ha reiterato la richiesta di rinvio a giudizio per Scaroni e altri sei. L'ottavo imputato, Tullio Orsi, ex-presidente e AD di Saipem Algeria, ha invece trovato un accordo per il patteggiamento.

Nella seduta il procedimento è stato riunito anche con quello relativo ad un mediatore algerino e ad un avvocato francese, indagati per riciclaggio.

La prossima udienza è stata fissata per il 21 luglio.

(Emilio Parodi)

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