25 aprile 2015 / 18:59 / tra 2 anni

Ubi non esclude operazione con Mps, ma M&A non è inevitabile- Massiah

BERGAMO, 25 aprile (Reuters) - Ubi Banca è aperta a valutare ogni ipotesi di aggregazione, inclusa un‘operazione con Mps, anche se la strada dell‘M&A non è di per sè inevitabile.

Ogni eventuale progetto di fusione deve essere analizzato con estrema attenzione e portato avanti solo se crea valore e in ogni caso il management prenderà delle decisioni in modo autonomo senza alcun condizionamento.

Lo ha detto l‘AD Victor Massiah in occasione dell‘assemblea che, in sede ordinaria, ha approvato la distribuzione di un dividendo di 8 centesimi per azione.

“Concettualmente non si può escludere niente, per il semplice motivo che le transazioni hanno la possibilità di essere configurate in molti modi diversi che riguardano i prezzi, la governance, i valori, cosa avviene dopo”, ha risposto Massiah durante la conferenza stampa a chi gli chiedeva se fosse esclusa l‘ipotesi di fusione con Mps.

Anche se nessuna delle combinazioni in termini di consolidamento viene esclusa, Massiah invita all‘estrema prudenza in quanto la storia ha mostrato che non tutte le aggregazioni hanno creato valore. Anzi, ricorda, “ad oggi quelle statisticamente di successo sono meno del 50%”.

“Sembra che sia inevitabile fare un‘operazione, ma non lo è affatto. Va fatta una scelta ponderata”, sottolinea Massiah.

Inoltre, il quadro economico e regolamentare è molto mutato rispetto a quello delle passate ondate di M&A nel settore bancario e questo cambia i fattori in gioco, spiega.

“Nel 2007, nell‘ultima ondata di aggregazioni si trattava solo di comprare capacità distributiva e di ottenere riduzione di costi. Ora dobbiamo stare attenti ai coefficienti patrimoniali, agli stock di crediti non performing, alla liquidità, ai modelli quantitativi sul peso degli attivi. Tutto questo in un contesto di evoluzione normativa che la metà basta. E’ un compito estremamente delicato”, sottolinea.

E “se le sinergie da costi si contano in centinaia di milioni di euro, i capitali necessari sono in miliardi di euro”, aggiunge.

Di una cosa, però, l‘AD è sicuro: “Le nostre decisioni saranno autonome. Non saranno certo eterodirette”.

Il banchiere indica una percentuale del 50% alla possibilità che Ubi, che oggi ha una capitalizzazione di circa 6,7 miliardi, possa aggregarsi con un altro istituto nell‘ambito del processo di consolidamento innescato dalla riforma delle popolari.

Oltre che Mps, un altro potenziale partner di Ubi indicato dalle banche d‘affari è Banco Popolare

In merito al rischio che, una volta trasformata in Spa, Ubi possa essere oggetto di un takeover da parte di gruppi esteri, Massiah ha detto: “E’ possibile. Con la nostra capitalizzazione siamo ben contenuti nell‘utile delle maggiori banche mondiali. Tuttavia non abbiamo visto ad oggi delle code per entrare in Italia.”

Al momento il gruppo non ha scelto un advisor in quanto non ci sono passi concreti sul fronte aggregazioni.

Anche il presidente del consiglio di gestione, Franco Polotti ha sostenuto che per Ubi una fusione non è necessaria, “Abbiamo la capacità di stare da soli. Se ci sono occasioni da cogliere le coglieremo, ma non siamo obbligati a farlo”, dice.

Sui tempi del passaggio in Spa, il presidente del consiglio di sorveglianza Andrea Moltrasio ha ribadito che l‘obiettivo è quello di arrivare in assemblea della prossima primavera già con la nuova governance, ma “è ragionevole dire che entro l‘anno faremo l‘assemblea per la trasformazione in Spa”.

Già dal prossimo consiglio la banca darà avvio allo studio per la stesura del nuovo statuto, ha spiegato Moltrasio.

(Andrea Mandalà)

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