23 marzo 2015 / 13:43 / 2 anni fa

Pirelli, controllo a ChemChina ma governance per ora parla italiano

* Pirelli valutata oltre 7 mld euro, debito escluso

* Si punta a delisting società

* Segmento gomme industriali verrà fuso con cinese Aeolus

MILANO, 23 marzo (Reuters) - La complessa operazione annunciata ieri sera su Pirelli si può semplificare in alcuni punti chiave: il controllo va al gigante statale della chimica ChemChina, che apporta ingenti capitali; ma la governance, almeno per i prossimi cinque anni, continuerà ad essere in mani italiane.

L'accordo è l'ultima di una serie di acquisizioni fatte in Italia da compratori cinesi ricchi di liquidità, che possono trarre vantaggio dall'euro debole mentre l'Europa dà timidi segnali di uscita dalla recessione.

La parte pneumatici industriali di Pirelli, quinto produttore al mondo di pneumatici, verrà scorporata e unita a quella della controllata ChemChina Aeolus, raddoppiando i volumi nel segmento.

L'Opa valuta Pirelli oltre 7 miliardi di euro (o 15 euro per azione), a cui aggiungere 1 miliardo circa di debito. ChemChina, che punta al delisting, avrà della Pirelli non più quotata una partecipazione di almeno il 50,1%, lasciando le quote restanti ai soci di Camfin, la finanziaria che ora controlla il 26% del gruppo.

Per i russi di Rosneft l'investimento, pur con una alleanza nella distribuzione, torna a essere puramente finanziario, con un impegno ridotto, rispetto all'attuale, a poco meno della metà. I soci italiani di Camfin, Nuove Partecipazioni (Tronchetti ed altri), Unicredit e Intesa Sanpaolo , restano investiti nella società e aprono la strada a fare entrare nella Pirelli non più quotata uno o più partner (c'è chi fa il nome del Fondo Strategico Italiano) che non avranno peso nella governance.

L'unione delle attività nelle gomme industriali di Pirelli e Aeolus consentirà il raddoppio dei volumi a 12 milioni di gomme e aprirà ai prodotti Pirelli del settore il mercato asiatico, da cui sono ora virtualmente assenti.

Verrà consentito d'altra parte alla società cinese di avere accesso alla tecnologia dei prodotti premium, che hanno margini più alti, anche se ci vorrà una maggioranza superqualificata per autorizzare il trasferimento del know how (o quello del quartier generale).

L'attuale struttura manageriale di Pirelli viene confermata con la nomina del presidente da parte di China National Tire & Rubber, la controllata ChemChina che lancerà l'Opa e la permanenza di Marco Tronchetti Provera quale Ceo Pirelli, nominato in consiglio in quota "cinese".

A fronte di una reazione muta del governo, la finanza si mette in posizione di aspettativa, con il titolo che in Borsa quota attorno al prezzo dell'opa sommato a quello del possibile dividendo che verrà distribuito prima dell'offerta.

Il titolo, intorno alle 14,30, quota a 15,6 euro, in rialzo di oltre il 2%. Se si considera un dividendo intorno ai 40 centesimi, le quotazioni sono dunque sostanzialmente in linea.

"Il successo della probabile offerta a 15 euro non può essere dato per scontato", dice Banca Akros in una nota.

L'accordo appare però così complesso e stratificato anche a livello industriale da rendere una contro-offerta molto complessa e costosa, anche se possibile.

Rothschild e ChemChina Finance Corp sono stati adviser di ChemChina. J.P. Morgan è stata advisor di China National Tire & Rubber, e Lazard financial adviser di Camfin.

(Paola Arosio)

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