Italia esce da 'Guerra Sette anni' con produzione in calo di quasi un decimo -Bankitalia

martedì 17 marzo 2015 17:01
 

PAVIA, 17 marzo (Reuters) - L'economia italiana sta uscendo da una 'Guerra dei Sette Anni', dal 2008 al 2014, con una produzione in calo di quasi un decimo e la perdita di un milione di posti di lavoro. In particolare l'industria ha subito una contrazione del 17%, le costruzioni di oltre il 30, le imprese investono un terzo in meno, la spesa delle famiglie è calata dell'8%, mentre le esportazioni sono a stento rimaste costanti. In parallelo è aumentata la diseguaglianza fra le imprese e fra le famiglie.

Con alle spalle questo quadro disarmante, spiega il direttore generale di Bankitalia Salvatore Rossi, "ci sono tutti i presupposti per ripartire" ma "la ripartenza timorosa va incoraggiata".

"Molte imprese sono pronte a investire ma ancora esitano a farlo. Se le loro decisioni saranno rapidamente positive ne discenderà un aumento dell'occupazione e la ritrovata fiducia si trasmetterà anche alle famiglie consumatrici", spiega Rossi in un intervento su innovazione e rilancio dell'economia al Collegio Borromeo di Pavia.

Secondo il direttore generale di Via Nazionale, l'Italia pur ripartendo da una posizione più bassa di quella di sette anni fa può forse rimettersi "a salire con una velocità maggiore di quella che aveva prima di essere travolta dalla duplice crisi" incoraggiata dal quadro internazionale favorevole e "da un impegno a riformare la struttura economica e sociale del nostro paese", che "è crescente e apprezzato nelle sedi internazionali".

Tra i nodi da affrontare la fatica o la scarsa volontà delle imprese italiane a fare il salto dimensionale necessario per ridurre il forte divario di capacità innovativa rispetto ad altri sistemi avanzati.

Mentre dal punto di vista della conoscenza il sistema universitario italiano non produce capitale umano adeguato a un'economia moderna e avanzata. "Se si pensa alle graduate schools americane, inglesi e tedesche o alle grandes écoles francesi, sembra quasi che l'Italia abbia rinunciato a formare in casa propria la sua élite professionale, lasciando che a svolgere questo compito siano istituzioni universitarie di altri paesi. Mentre le imprese "nei livelli stipendiali, anche nei contratti ad personam, non distinguono quasi mai fra un neo-laureato di una università italiana di basso livello e un PhD di Harvard".

Secondo Rossi "spetta alla rappresentanza politica il compito, complesso e gravoso, di fluidificare il circuito conoscenza-innovazione-rilancio economico, rimuovendo ostacoli inutili, fissando i giusti incentivi e disincentivi a tutela di interessi pubblici effettivi, infine assicurando l'equità sociale".

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