PUNTO 1-Loyalty shares, fondi contrari a quorum agevolato per tutto 2015

martedì 3 febbraio 2015 11:35
 

(Aggiunge dettagli)

MILANO, 3 febbraio (Reuters) - Investitori istituzionali, accademici e consiglieri indipendenti scendono in campo per difendere la norma che prescrive una maggioranza di due terzi per modificare lo statuto delle società quotate e introdurre le cosiddette "loyalty shares".

Gli esponenti delle "minoranze" temono che sia estesa fino a fine 2015 la previsione, introdotta dal governo fino al 31 di gennaio, che ha consentito a società come Campari, Astaldi e Amplifon di introdurre le azioni con diritto di voto multiplo senza una maggioranza qualificata. Una simile proposta è stata infatti presentata il 29 gennaio, ricorda un comunicato diffuso nella tarda serata di ieri.

"Invitiamo il Governo e il Parlamento a non procedere all'estensione temporale del quorum agevolato per l'introduzione del voto maggiorato, tenendo fede così al proprio impegno di assicurare l'equo trattamento per tutti gli investitori", recita una lettera inviata fra gli altri, al premier Matteo Renzi, al ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan, al presidente della Consob Giuseppe Vegas e al governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco.

La lettera è stata firmata da 20 investitori istituzionali internazionali con un patrimonio gestito superiore ai 7.500 miliardi di dollari, 93 professionisti, 22 consiglieri di amministrazione di società quotate, 9 società di consulenza per gli investitori.

"Ciò aiuterebbe a incoraggiare il flusso di investimenti nel mercato azionario italiano e faciliterebbe l'accesso delle società italiane a fonti di finanziamento alternative ai prestiti bancari".

Per Karina Litvack, consigliere indipendente di Eni fra i firmatari della lettera, se questa misura verrà adottata "potrebbe convincere alcune società a restare in Italia invece di andare all'estero come sta accadendo, ma avrà un impatto molto più dannoso su come viene percepita l'Italia sui mercati internazionali. Se l'obiettivo del governo è attirare capitali nel Paese, questo è completamente controproducente".

Nella nota che accompagnava la lettera Luca Enriques, professore dell'Università di Oxford, osserva:

"La situazione deve essere arrivata ad un punto piuttosto preoccupante perché investitori, consiglieri e accademici siano tutti d'accordo". Anche Enriques ricorda che la maggioranza di due terzi per le modifiche dello statuto - novità introdotta dalla legge Draghi del 1998 - è cruciale per attirare i capitali internazionali "in un mercato come quello italiano, dove il 90% delle società quotate hanno una qualche forma di azionista dominante".

(Agnieszka Flak)

Sul sito www.reuters.it altre notizie Reuters in italiano. Le top news anche su www.twitter.com/reuters_italia