Eni,pressing sindacati per non cedere Saipem,a febbraio incontro con Descalzi

mercoledì 28 gennaio 2015 12:57
 

MILANO, 28 gennaio (Reuters) - Saipem non va separata da Eni e i sindacati di categoria stanno facendo pressione sulla società e sul governo affinché la società di ingeneristica e costruzioni resti all'interno del gruppo petrolifero.

A metà febbraio è atteso l'incontro fra i segretari di Filctem-Cgil, Femca-Cisl e Flaei-Cisl con l'AD, Claudio Descalzi, per discutere del piano strategico triennale che Eni presenterà alla comunità finanziaria il prossimo 13 marzo a Londra.

"Siamo nettamente contrari alla cessione a privati di Saipem. I suoi successi di scoperta sono sotto gli occhi di tutti. Stiamo facendo pressioni su Eni e sul governo sostenendo che è una sciocchezza privarsi di un gioiello di tecnologia e professionalitá", ha sottolineato Sergio Gigli, segretario generale Femca Cisl nel corso di un incontro svoltosi oggi a Milano sul futuro di Eni.

Della stessa idea è anche Giulio Sapelli, per otto anni, fino al 2002, consigliere di amministrazione della major italiana. "Il nuovo gruppo dirigente punta tutto sull'Esplorazione & produzione, ma il contesto in cui ci troviamo è di prezzi petroliferi in forte calo: per una società come Eni, l'unico modo per essere competitiva è quello di raggiungere quota 2 o 2,5 milioni di barili di petrolio prodotti al giorno. E per fare questo deve essere una società lunga che ha dentro anche Saipem", ha detto Sapelli. A fine ottobre scorso la produzione di Eni si attestava intorno a 1,6 milioni di barili/giorno. Secondo il docente occorre, pertanto, un giusto equilibrio fra l'E&P e l'integrazione con una società di servizi come Saipem.

Eni ha per ora messo in stand-by la vendita di Saipem, di cui controlla il 43% del capitale a causa del crollo del prezzo del greggio e del blocco del progetto South Stream, dal quale peraltro è poi uscita la stessa Eni a fine dicembre scorso.

Da mesi Saipem è sotto pressione in borsa con le quotazioni che sono tornate sui livelli del 2005 intorno a 8,4 euro. Il titolo oggi sale dell'1,8% e sta recuperando un po' di posizioni sulle attese della possibile aggiudicazione della commessa per la sostituzione delle tubature in Kashagan e l'ipotesi che possa ottenere anche la commessa per costruire il gasdotto Turskish Stream fra Russia e Turchia che dovrebbe rimpiazzarre South Stream, bloccato dai russi.

(Giancarlo Navach)

Sul sito www.reuters.it altre notizie Reuters in italiano. Le top news anche su www.twitter.com/reuters_italia