BREAKINGVIEWS-L'Italia ritrova il suo fascino, almeno a Davos

venerdì 23 gennaio 2015 18:02
 

(L'autore è un opinionista di Reuters Breakingviews. Le opinioni espresse rispecchiano esclusivamente le idee dell'autore)

di Rob Cox

DAVOS, 23 gennaio (Reuters Breakingviews) - Per la prima volta il World Economic Forum ha un accento chiaramente italiano. Dopo aver mantenuto per anni un basso profilo, l'attuale malata d'Europa ha fatto una bella figura al raduno annuale dei plutocrati a Davos, in Svizzera. Lo stile dirompente del premier Matteo Renzi ha messo le molle ai piedi di banchieri e industriali italiani. Le riforme concrete tuttavia sono ancora agli inizi.

Era difficile non notare la presenza italiana a Davos. E non solo a livello di programma ufficiale, dove al quarantenne Renzi è stata riservata una sessione speciale: "Transformational leadership", cioè la capacità di un leader di cambiare ciò che ha intorno.

I manager delle più importanti banche, dell'Eni, di Generali e Mediobanca, così come i loro entourage, sgomitavano per entrare. Il tenore Andrea Bocelli ha dato il via allo spettacolo. Il produttore di birra SabMiller ha ospitato un ricevimento dal titolo "l'Italia del gusto".

Politici e imprenditori italiani avrebbero avuto buone ragioni per evitare Davos. La produzione industriale è scesa di circa il 10% nell'ultimo decennio. Il tasso di disoccupazione supera il 13% ed è ancora più alto tra i giovani. Il Pil crescerà appena di 0,4 punti percentuali quest'anno secondo le ultime stime del Fondo monetario internazionali.

Ciò nonostante Renzi è salito sul palco forte di alcune significative vittorie sul fronte delle riforme, che secondo il governo aiuteranno l'economia italiana a crescere oltre le aspettative. Renzi ha introdotto regole che dovrebbero aiutare le imprese ad assumere e licenziare più facilmente. Il Senato ha approvato questa settimana un emendamento che cambia la legge elettorale nel tentativo di garantire un assetto di governo più stabile.

E alla vigilia del debutto a Davos, Renzi ha approvato un decreto che costringe le grandi banche popolari a trasformarsi in società per azioni. L'abolizione del principio 'una testa un voto' innescherà un processo di consolidamento, secondo il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan: "Mi aspetto un qualche tipo di iniziativa", ha detto a Reuters Breakingviews.

Il rischio è che Renzi, muovendosi così in fretta, finisca per fare a pezzi il suo partito, il Pd. Per approvare le riforme strutturali, ad esempio, la maggioranza che sostiene il governo ha dovuto stringere un'alleanza con l'opposizione di Silvio Berlusconi, la cui presa su Forza Italia è debole. Con l'elezione del nuovo presidente della Repubblica che si avvicina, il rischio di una battuta d'arresto è possibile.   Continua...