22 gennaio 2015 / 14:28 / 3 anni fa

Pensioni, Poletti apre a modifiche Fornero per evitare "problema sociale"

* No Consulta a referendum Lega riaccende riflettori su esodati

* Sindacati d'accordo ma vogliono essere consultati dal governo

* A studio uscita flessibile con prestito previdenziale

di Francesca Piscioneri

ROMA, 22 gennaio (Reuters) - Si riaccende il dibattito sulla previdenza in Italia dopo la bocciatura arrivata in settimana dalla Consulta ai quesiti referendari proposti dalla Lega nord per abrogare la legge Fornero.

La decisione della Corte, pur contraria all'istanza leghista, ha riportato alla luce i limiti della riforma in particolare per quanto attiene agli esodati, quei lavoratori che, a seguito dell'innalzamento dell'età pensionabile a 66 anni, si sono trovati senza occupazione né previdenza avendo stipulato con le aziende accordi per l'uscita anticipata contando di poter ricevere la pensione a breve.

Al momento, con diversi decreti, i lavoratori tutelati sono oltre 170.000 ma nuovi casi potrebbero presentarsi negli anni a venire.

A riaprire di fatto la partita è stato stamani il ministro del Welfare, Giuliano Poletti, che ha parlato di modifiche alla legge Fornero per evitare "un problema sociale".

"Noi sappiamo che esiste un problema che riguarda in particolare quelle persone che sono vicine alla pensione e che nella situazione attuale di difficoltà hanno perso o possono perdere il posto di lavoro e non hanno la copertura di ammortizzatori sociali sufficiente fino a maturare la pensione", ha ammesso il ministro. "Credo che qui uno strumento flessibile che aiuti queste persone a raggiungere i requisiti bisognerà sicuramente produrlo perché diversamente avremo un problema sociale. Abbiamo molte ipotesi all'ordine del giorno, il prestito previdenziale è una possibilità", ha aggiunto.

La legge Fornero ha innalzato l'età di pensionamento fino a 66 anni nel 2018, modificando il precedente sistema delle quote. In alternativa si può lasciare il lavoro dopo aver versato 41 o 42 anni di contributi a seconda del sesso.

Già il successore di Fornero al ministero del Welfare, Enrico Giovannini, aveva iniziato a studiare un prestito previdenziale che consentisse di anticipare l'età di pensionamento per evitare nuovi casi di esodati.

PRESTITO O USCITA FLESSIBILE CON INCENTIVI/DISINCENTIVI

L'idea era quella di dare ai lavoratori lontani 2-3 anni dalla pensione un anticipo dell'assegno previdenziale da restituire gradualmente una volta raggiunta l'età d'uscita prevista dalla legge.

Soddisfatti i sindacati che però insistono con il governo per essere coinvolti nella modifica della norma.

"È un bene ed è un fatto positivo che il ministro del Lavoro riconosca l'urgenza di rivedere la legge Fornero. Ma il governo non deve ripetere l'errore di fare da soli, deve convocare subito le parti sociali", ha detto a Firenze il segretario generale della Cisl, Annamaria Furlan.

Per il leader della Uil, Carmelo Barbagallo, "Poletti ha proprio ragione: occorre modificare la legge Fornero. Finalmente anche il governo ha preso coscienza di questo problema. Per noi la strada maestra resta quella della flessibilità in uscita per l'accesso alla pensione. Bisogna però sbrigarsi. Invitiamo, dunque, il ministro a convocare subito un tavolo".

Ieri Susanna Camusso della Cgil aveva detto che la decisione della Consulta trasferisce sul governo la responsabilità di intervenire per modificare la norma.

D'accordo anche il capogruppo al Senato di Area Popolare, Maurizio Sacconi, ex ministro del Welfare di centrodestra che propone soluzioni per superare la frammentarietà dei contributi come una più agevole sommatoria di tutti i versamenti, e una flessibilità in uscita "sostenuta da ragionevoli penalizzazioni delle prestazioni".

Una vecchia proposta del Pd è quella di consentire l'uscita anticipata tra i 62 e i 70 anni per chi abbia almeno 35 anni di contributi, con penalizzazioni tra 62 e 65 anni e incentivi tra 66 e 70 anni. In alternativa, lasciare se raggiunta quota 100.

(Francesca Piscioneri)

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