12 gennaio 2015 / 15:03 / tra 3 anni

Loyalty shares, mercato critico ma nessun terremoto in arrivo

(Aggiusta impaginazione)

* A maggioranza semplice per Amplifon, Astaldi e Campari

* Rischio “overhang” per società controllo oltre 50%

* Non sarà voto plurimo a tenere Ferrari in Italia

di Maria Pia Quaglia e Agnieszka Flak

MILANO, 12 gennaio (Reuters) - Il mercato storce il naso perchè marginalizza istituzionali italiani ed esteri, ma anche i piccoli azionisti, segnando un passo indietro nella governance. Plaudono viceversa i soci di controllo, a cui lo scardinamento del principio “un‘azione, un voto” offre la possibilità di realizzare operazioni diluitive - acquisizioni carta contro carta o monetizzazione di parte dei pacchetti di controllo - senza perdere il controllo della società.

La facoltà di far valere due voti un‘azione detenuta per almeno due anni, introdotta dal decreto competitività dello scorso anno, non dovrebbe provocare terremoti sul mercato. Ma certamente, per gli investitori, viene meno l‘appeal speculativo di società ora contendibili ed emerge il rischio ”overhang“ per quelle controllate con oltre il 50%. Soprattutto nel caso di imprese familiari di medie e piccole dimensioni ”dove “l‘impatto in termini di M&A e di governance del voto multiplo è molto più accentuato rispetto alle big cap”, come sottolinea Stefano Colombi, responsabile investimenti azionari di Mediolanum Gestione Fondi.

Non manca chi prevede che, a passare all‘incasso tra due anni magari aprendo a nuovi soci, potrebbero essere proprio le famiglie storicamente azioniste di certe società. Tre società a maggioranza familiare - Amplifon, Astaldi, Campari - hanno approfittato del periodo transitorio entro il 31 gennaio per convocare l‘assemblea e approvare la modifica statutaria a maggiaranza semplice (invece che qualificata). Ma gruppi come Campari e Astaldi fino ad oggi hanno spiegato che la scelta punta a valorizzare l‘impegno di lungo termine degli azionisti nell‘interesse della società.

“Campari, Amplifon, Astaldi le abbiamo in portafoglio e questo cambiamento non vuol dire che le venderemo”, puntualizza Colombi.

Non è detto che la nuova normativa sulle loyalty shares, celebrata dai suoi fautori come strumento di stabilizzazione dell‘azionariato più trasparente dei patti di sindacato, riesca invece ad essere adottata in Eni ed Enel in odore di ulteriori cessioni di pacchetti - consentendo allo stato di mantenere un saldo controllo - o sia sufficiente a tenere Ferrari in Italia.

Gli investitori istituzionali, che la scorsa primavera hanno bocciato requisiti di onorabilità più stringenti in alcune società a controllo pubblico come Eni, Terna, Finmeccanica, potrebbero bloccare in assemblea l‘introduzione del voto maggiorato. Si profila anche una probabile bocciatura in una eventuale assemblea Generali - dove Mediobanca è azionista di riferimento ma con un magro 13% - considerato che i soli istituzionali esteri a Trieste nell‘ultima assemblea pesavano per oltre 15%.

La legge nasce anche sulla scia dello spostamento della sede Fiat Chrysler in Olanda, paese dove le “fidelity shares” sono una realtà da tempo così come in Francia e in Nord Europa. Anche su Ferrari, prossima matricola sul mercato Usa, il mercato crede a uno spostamento di sede in cerca di loyalty shares. “Ma non sarà la presenza anche in Italia del voto maggiorato a determinare la scelta della sede”, dice un autorevole osservatore del mercato italiano. “Pesano di più considerazioni di tipo fiscale”, secondo Sergio Carbonara, fondatore di Frontis Governance.

Assogestioni, in una nota tecnica diffusa a fine anno, fa le pulci al provvedimento, citando sì alcuni punti a favore - un maggiore incentivo a quotazione e creazione di flottante - ma anche, e preponderanti, elementi critici, fra cui il mancato recesso per gli azionisti dissenzienti.

Ugualmente critici proxy advisor consulenti degli istituzionali esteri come Glass Lewis, che suggerisce di votare contro la modifica dello statuto all‘assemblea Campari.

“(Quella italiana) è già una borsa blindata con il flottante medio più basso al mondo; in questo modo diventa ancora più blindata e dove i soci di minoranza, che già contavano poco, non conteranno niente”, sintetizza Alessandro Penati, Presidente Quaestio Capital Management Sgr.

-- Ha collaborato Paola Arosio

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