2 gennaio 2015 / 17:58 / 3 anni fa

Elicotteri AW a India, motivazioni sentenza: no riscontri a corruzione

di Emilio Parodi

MILANO, 2 gennaio (Reuters) - “L‘istruttoria non ha consegnato al vaglio del collegio giudicante il riscontro sia dell‘accordo corruttivo... sia l‘esistenza di un atto contrario ai doveri d‘ufficio... che rappresenterebbe la controprestazione alla dazione di denaro ricevuto... dal pubblico ufficiale straniero corrotto, che, in ogni caso, non risulta riscontrato”.

E’ l‘estrema sintesi delle 145 pagine, lette da Reuters, con cui il Tribunale di Busto Arsizio ha motivato la sentenza che il 9 ottobre scorso ha assolto “perché il fatto non sussiste” gli ex AD di Finmeccanica e di AgustaWestland Giuseppe Orsi e Bruno Spagnolini dall‘imputazione di corruzione internazionale per l‘appalto da 560 milioni per 12 elicotteri all‘India nel 2010, condannandoli invece a due anni per il reato di false fatture.

Il collegio composto dalla presidente Luisa Bovitutti e dalle giudici a latere Piera Bossi e Maria Greca Zoncu ha depositato le motivazioni il 30 dicembre scorso. Procura e avvocati difensori hanno ora 45 giorni di tempo per presentare ricorso in appello, già annunciato dalla difesa e ipotizzato dalla procura, ovviamente per ragioni opposte.

L‘accusa, in due parole, ha sostenuto al processo che, attraverso consulenze gonfiate alle società dell‘italoamericano residente in Svizzera Guido Ralph Haschke e a quelle del britannico Christian Michel, fossero state pagate tangenti a pubblici ufficiali indiani, e in particolare all‘allora capo di stato maggiore dell‘aeronautica militare Sashi Tiagy, cugino dei soci indiani di Haschke, per favorire AgustaWestland.

La difesa, sempre in sintesi, ha invece sostenuto che le prestazioni pagate ai gruppi dei due consulenti erano effettive e riscontrate, che non c‘era prova dell‘accordo corruttivo, dell‘atto contrario ai doveri d‘ufficio da parte dei funzionari indiani, e che le decisioni che avrebbero teoricamente favorito il gruppo italiano erano state assunte collegialmente da più autorità indiane, e ben prima dell‘ingresso sulla scena di Haschke e Michel.

“NESSUNA CONFESSIONE O CHIAMATA DI CORREO”

Leggendo la sentenza, emerge naturalmente che le tre giudici hanno in larga parte dato ragione alla ricostruzione delle difese.

“Non sono state acquisite prove dirette dell‘accordo corruttivo - scrivono le giudici di Busto Arsizio - non vi sono dichiarazioni confessorie rese da parte di coloro che ne avrebbero fatto parte, né dichiarazioni da parte di imputati o coimputati che possano essere qualificate come chiamate in correità”. Nelle motivazioni non vengono affrontate, in un senso o nell‘altro, le circostanze, di cui sia difesa sia accusa hanno ampiamente dibattuto in aula, degli incontri del 2006 fra l‘allora capo dell‘Aeronautica indiana e Spagnolini e l‘allora dirigente di AW Renzo Lunardi, e i sei incontri fra lo stesso Tiagy e Haschke e i suoi soci.

“Ritiene il collegio che gli elementi indiziari portati dal pm al vaglio dibattimentale sono come singole lettere che, nella loro lettura congiunta, non consentono di formare la parola CORRUZIONE di un PUBBLICO UFFICIALE STRANIERO (maiuscolo testuale, ndr)”.

Le giudici precisano inoltre che il patteggiamento di Haschke a un anno e 10 mesi per la stessa imputazione (anche AgustaWestland, come persona giuridica, ha patteggiato la scorsa estate) “non porta affatto il collegio alla declaratoria di responsabilità degli odierni imputati Orsi e Spagnolini”.

Le giudici, in particolare, scrivono che l‘abbassamento della quota operativa degli elicotteri (che secondo l‘accusa era una delle modifiche al bando fatte apportare a beneficio di AW) è risultato “essere antecedente al primo contatto fra l‘intermediario Haschke e AgustaWestland”.

LE DICHIARAZIONI DI HASCHKE

Il collegio, inoltre, scrive che Haschke avrebbe mentito nel ricostruire durante l‘interrogatorio in aula l‘importanza del suo ruolo, quando si propose al gruppo italiano come consulente in grado di contribuire all‘ottenimento dell‘appalto. “Entrambe le affermazioni di Haschke (interesse ministero Difesa India all‘acquisto elicotteri e abbassamento ceiling ‘grazie ai suoi buoni uffici’) non corrispondono alla realtà dei fatti ed hanno trovato riscontro documentale di segno esattamente contrario”.

“L‘accertata inversione temporale, rispetto alla cronologia dell‘imputazione, tra l‘abbassamento della quota operativa e il primo contatto di Haschke con Orsi, e l‘impossibilità di attribuire la paternità di tale modifica in capo al capo di stato maggiore Tiagy, rendono l‘ipotesi corruttiva contestata di per sé stessa insussistente”.

Le giudici ribadiscono inoltre che “non v‘è nessun riscontro di un pagamento diretto a Sashi Tiagy”, citando in aggiunta le dichiarazioni di Haschke che su questo punto viene ritenuto invece credibile quando afferma in aula che non sono “mai stati corrisposti dei soldi al cugino” dei suoi soci, i fratelli Tiagy.

MICHEL, “IMPUTAZIONE AL LIMITE DELL‘ERMETISMO”

Ancora più drastiche sono le tre giudici nei confronti dell‘ipotizzata corruzione attraverso le consulenze di Christian Michel. Il collegio definisce il capo di imputazione relativamente al ruolo del consulente britannico “al limite dell‘ermetismo”. “L‘istruttaria non ha consegnato alcun ruolo ascrivibile a Michel - continuano - nella fase relativa alla determinazione dei requisiti operativi né alcun contatto con Tiagy”.

Le giudici definiscono perfettamente provata e congrua l‘effettiva consulenza di Michel.

Le motivazioni non affrontano il tema dei contrasti fra i due consulenti che definiscono reciprocamente inutile il lavoro affidato all‘altro nelle due interviste concesse a Reuters , né la circostanza del riacquisto dall‘India da parte di AW dei vecchi elicotteri WG30, circostanza che ha occupato diverse udienze sia con prospettazioni delle difese che dell‘accusa.

FATTURE GONFIATE, MA A CHE PRO?

Per quel che riguarda il capo B, cioè quello relativo all‘ipotesi di false fatture, le tre giudici di Busto scrivono che è stata accertata la sussistenza di fatture gonfiate (da parte della società IDS Tunisia di Haschke) per i periodi dal maggio al dicembre 2009 e dal gennaio al giugno 2010.

“Le fatture emesse da IDS Tunisia nei mesi indicati indicano con tutta evidenza un dato certamente ed obiettivamente gonfiato - si legge nelle motivazioni - Tale delta oltretutto non è minimo e trascurabile perché... AW paga un terzo di ore in più rispetto a quelle lavorate e per il periodo successivo addirittura due terzi... Tali flussi vanno a beneficiare in ultima analisi Haschke, Gerosa e i fratelli Tiagy...”.

“Ciò che appare del tutto chiaramente - proseguono le tre giudici - è che il contratto ‘take or pay’... consentiva, oltre alla remunerazione dei servizi veri e propri di ingegneria, di creare un flusso di danaro verso l‘estero. Tale contratto, pertanto, aveva una causa e una funzione commerciale assolutamente differente da quella apparente, e gli importi sistematicamente corrisposti da AW... non erano la remunerazione solo dei servizi di ingegneria, bensì di un negozio giuridico ulteriore e differente, sotteso e nascosto nell‘involucro del contratto principale”.

Le motivazioni della sentenza non svelano però quale fosse questo “negozio giuridico”. Dalla lettura delle 145 pagine cioè, non emerge per quale motivo o quale utilità personale Orsi e Spagnolini, che per questo reato sono stati condannati in primo grado, e AgustaWestland, avrebbero mai dovuto pagare questo “delta” a fronte di fatture gonfiate. Non è difficile ipotizzare che questo possa essere uno dei motivi di appello sia della difesa che dell‘accusa.

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