19 dicembre 2014 / 13:12 / 3 anni fa

PUNTO 1-Jobs act, Poletti a sindacati: reintegro per insussistenza materiale

* A studio indennizzo 6 mensilità per chi licenzia entro 12 mesi

* Camusso: sarà contratto a monetizzazione crescente, stop tutele (Aggiorna con commenti sindacati)

di Francesca Piscioneri

ROMA, 19 dicembre (Reuters) - Il governo inserirà nel primo decreto delegato sul Jobs act del 24 dicembre la possibilità di reintegro per i licenziamenti disciplinari ingiusti solo nel caso di insussistenza materiale del fatto.

Un lavoratore che perderà il posto perché accusato di furto, per esempio, sarà reintegrato solo se dimostrerà che il reato non è mai avvenuto.

Lo ha confermato il ministro del Welfare, Giuliano Poletti, alle parti sociali nell‘incontro di oggi a Palazzo Chigi, secondo quanto riferito dai sindacati.

“Si sta lavorando per rendere del tutto inefficace la tutela della reintegra per tutti i casi che non siano puro licenziamento discriminatorio. Così è complicato immaginare un 2015 migliore del 2014”, ha commentato la leader della Cgil, Susanna Camusso, che definisce il nuovo contratto “a monetizzazione crescente”.

La norma sarà applicata a partire dal 2015 e riguarderà i nuovi assunti a tempo indeterminato con il contratto a tutele crescenti per le imprese con più di 15 dipendenti. Resta invariato il diritto al reintegro in caso di discriminazione, mentre scompare totalmente per i licenziamenti economici per i quali è previsto un risarcimento pari a 1,5 mensilità per ogni anno di servizio con un tetto tra 24 e 36 mesi.

Per i licenziamenti entro il primo anno, l‘indennizzo sarà più alto, tra 3 e 6 mensilità, per disincentivare l‘impresa.

Il governo ha presentato questa ipotesi oggi, dopo che una simulazione della Uil ha mostrato che, grazie al taglio strutturale dell‘Irap e alla decontribuzione triennale previsti in legge di Stabilità per i nuovi assunti, le imprese potrebbero avere dei benefici ad assumere per poi licenziare.

UIL: PRONTI A LOTTE CRESCENTI SE GOVERNO NON CAMBIA

“Questi benefici potrebbero variare dai 763 euro ai 5.000 euro se si licenzia entro il primo anno (a seconda dei mesi di indennizzo); mentre se si licenzia alla fine dei 3 anni i benefici variano dai 12 ai 15.000 euro”, si legge nello studio.

In caso di conciliazione l‘impresa corrisponderà una mensilità per ogni anno di lavoro fino a 18 mensilità e dovrebbe usufruire di esenzioni fiscali.

Il segretario generale della Uil, Carmelo Barbagallo ha lamentato che il governo parli solo di licenziamenti nonostante dichiari di avere a cuore l‘occupazione dei giovani: “Se le cose fossero così come le avete dette vi promettiamo lotte crescenti”, sulla scia dello sciopero generale con la Cgil del 12 dicembre.

Nulla cambierà per le aziende con meno di 15 dipendenti che, in caso di licenziamenti ingiusti, saranno tenute a corrispondere un risarcimento tra 2,5 e 6 mensilità che arriva a dieci per gli over 55.

Si fa remota la possibilità che al Consiglio dei ministri della vigilia di Natale sia presentato il secondo decreto, quello sugli ammortizzatori sociali, finalizzato ad ampliare la platea dei beneficiari dell‘Aspi a un ulteriore milione di lavoratori tra contratti a progetto e a termine.

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