Banche, cinesi guardano a quote controllo in Europa, nel mirino anche Mps

lunedì 15 dicembre 2014 15:13
 

di Denny Thomas e Lisa Jucca

HONG KONG, 15 dicembre (Reuters) - Su sollecitazione di Pechino, che spinge per una diversificazione del business al di fuori dei mercati emergenti, i gruppi finanziari cinesi hanno messo nel mirino banche in difficoltà sul mercato europeo.

La prima acquisizione cinese di una investment bank europea è stata annunciata settimana scorsa: Haitong Securities ha rilevato Banco Espirito Santo de Investimento SA (BESI) da Novo Banco, la banca scissa da Banco Espirito Santo con il salvataggio lo scorso agosto, per 379 milioni di euro. Un'operazione di dimensioni modeste per il secondo maggiore broker cinese, ma che mostra come sta cambiando la qualità dello shopping dei gruppi finanziari cinesi. Oggi la Cina vuole partecipazioni di controllo e sta setacciando l'Europa a caccia di opportunità evitando, tuttavia, deal di dimensioni troppo grandi.

"Sempre di più i gruppi finanziari cinesi stanno cercando di chiudere operazioni in cui si assicurano il controllo come modo per espandere la propria presenza globale", osserva Mayooran Elalingam, responsabile M&A Asia-Pacifico di Deutsche Bank.

"Ci sono molte opportunità 'distressed' nelle economie della zona euro e ci aspettiamo che il settore dei servizi finanziari cinese sia attivo in questi contesti", aggiunge.

Alcuni banchieri specializzati in M&A non escludono la possibile acquisizione di una banca commerciale europea. La stessa Mps potrebbe attirare offerte, secondo banchieri a Hong Kong. Interesse potrebbe riscuotere anche Novo Banco, che le autorità portoghesi sperano di vendere nella prima metà dell'anno prossimo.

Simili operazioni possono aiutare le banche cinesi ad acquisire le preziose licenze bancarie europee oltre che competenze, specialmente nel reddito fisso, che possono essere trasferite a casa. Quest'anno, secondo i banchieri d'affari, il governo ha iniziato a incoraggiare broker azionari e gruppi finanziari a darsi un respiro internazionale.

"A mano a mano che i regolatori liberalizzano il settore finanziario in Cina, banche, assicurazioni e intermediari saranno interessati ad asset manager, banche private e gestori di patrimoni", sottolinea Bernard Teo di Goldman Sachs.

Fino ad oggi la strategia dei gruppi finanziari cinesi è stata quella di crescere per linee interne con sporadici acquisti di partecipazioni di minoranza in concorrenti esteri, per lo più sui mercati emergenti. Da inizio anno hanno annunciato operazioni oltremare per 3,2 miliardi di dollari, tre quarti delle quali sono state acquisizioni di partecipazioni di maggioranza secondo dati Thomson Reuters. L'ammontare speso è ben lontano dal record di 17,9 miliardi del 2007; ma allora solo il 4,3% dei deal era stato per quote di controllo.

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