SINTESI - Eni, per Saipem no spezzatino, punta a biodiesel,manterrà occupazione

martedì 4 novembre 2014 18:01
 

di Giancarlo Navach e Alberto Sisto

MILANO/ROMA, 4 novembre (Reuters) - Eni cederà il 43% di Saipem, ma non farà uno spezzatino e, al momento, non sono in corso trattative per la cessione della quota di controllo; da South Stream la major italiana potrebbe uscire, qualora dovesse investire più dei 600 milioni di euro preventivati per la realizzazione del tratto a mare della condotta; i settori in crisi di Eni, come raffinazione e marketing, gas e chimica andrano a pareggio operativo in due anni e, relativamente alla crisi della raffinazione in Italia, si punta al biodiesel salvaguardando l'occupazione. In due ore di audizione presso la commissione Industria al Senato, il numero uno di Eni, Claudio Descalzi, ha tracciato le linee guida della società per il futuro, partendo dalla situazione attuale del mercato petrolifero e del gas completamente mutata rispetto a quattro-cinque anni fa a seguito dell'indipendenza raggiunta dagli Usa nella produzione di idrocarburi (lo shale oil e lo shale gas), che ha causato un drastico calo del prezzo del petrolio. Se si esclude il settore dell'eplorazione e produzione, gli altri tre business di Eni - gas, raffinazione e marketing, chimica -, sono in rosso operativo da anni e dal 2009 a oggi hanno perso circa 10 miliardi di euro. Ocorreva una svolta che Descalzi ha individuato nel taglio dei costi. Di qui l'obiettivo di arrivare al pareggio operativo in questi business nel biennio.

In questo scenario Eni è comunque riuscita a generare cassa, come si evince dai risultati del terzo trimestre e dalle proiezioni fornite da Descalzi: "Abbiamo asset nell'upstream che possono essere venduti. Restiamo una società africana, ma diversifichiamo anche la parte asiatica e questo ci dovrebbe consentire nei prossimi due anni di aumentare la nostra cassa del 40% e il free cash flow di circa il 20%". Inoltre, puntiamo a ridurre il debito a fine anno sotto i 15 miliardi". La relazione è stata apprezzata dal presidente della commissione, il senatore Massimo Mucchetti, che ha messo in evidenza la discontinuità rispetto alla precedente gestione di Paolo Scaroni. Nessuna domanda dai senatori, invece, sulle vicende giudiziarie che stanno coinvolgendo l'azienda, come quella legata all'inchiesta avviata dalla Procura di Milano che ipotizza il pagamento di tangenti per l'acquisto da parte dell'Eni della licenza per l'esplorazione di un campo petrolifero in Nigeria e che vede indagati fra gli altri l'attuale Ceo e il suo predecessore Paolo Scaroni. Eni ha sempre ribadito la sua estraneità a qualsiasi condotta illecita, così come Scaroni attraverso il suo legale e Descalzi in una comunicazione ai dipendenti. E domani si replica alla Camera davanti alla Commissione industria presieduta da Guglielmo Epifani.

SU SAIPEM NESSUNA TRATTATIVA IN CORSO, NO A SPEZZATINO "Su Saipem non posso dire molto di più di quanto già detto a fine luglio. Abbiamo iniziato un processo di vendita con un adviser che abbiamo dichiarato d'accordo con Consob. Non è una cosa in fretta e furia. Non vogliamo fare lo spezzatino, vendiamo la partecipazione e neanche a casaccio", ha detto il manager.

A margine dell'audizione, Descalzi ha poi aggiunto che Eni non sta trattando né con Rosneft, nonostante l'apertura fatta dal numero uno del colosso russo Secgin alcuni giorni fa, né con società cinesi.

SOUTH STREAM, ENI INTENDE INVESTIRE NON PIU' DI 600 MLN Quanto al progetto South Stream, il gasdotto che dovrebbe portare il gas russo in Europa via Balcani bypassando l'Ucraina, Descalzi ha ricordato che Eni detiene il 20% del progetto relativo al tratto offshore nel Mar Nero che doveva essere finanziato per il 70% con un project financing e per il 30% di equity. "La nostra posizione è di 600 milioni. Ora con i problemi in Russia e Ucraina la società South Stream sta facendo un po' di fatica a trovare i finanziamenti", ha spiegato.

"Stiamo discutendo di trovare un finanziamento o di diluire la nostra partecipazione. Il nostro obiettivo è di spendere non oltre quanto messo in budget. Se questo non fosse possibile, abbiamo una opportunità contrattuale di poter uscire, una cosa che valuteremo", ha aggiunto Descalzi.

CRISI RAFFINAZIONE, PUNTA A BIODIESEL, NO TAGLI OCCUPAZIONE   Continua...