4 novembre 2014 / 11:49 / 3 anni fa

PUNTO 1-Italia, timida ripresa in 2015, solo Cipro farà peggio - Ue

* In 2015 ripresa export, poi miglioramento investimenti, consumi

* Deficit strutturale previsto stabile in 2014-2016

* Katainen: regola su debito importante come norma su deficit (aggiunge dichiarazioni commissari Moscovici e Katainen, dettagli da documento Commissione)

MILANO, 4 novembre (Reuters) - Il 2014 sarà il terzo anno consecutivo di contrazione per l‘economia italiana, che non darà segno di ripresa fino alla prima parte dell‘anno prossimo quando si gioverà del miglioramento della domanda estera.

Severo ma allineato a quello dei principali osservatori nazionali e non, governo in testa, il giudizio viene dalla Commissione europea.

Le stime d‘autunno pubblicate questa mattina portano a -0,4% dall‘ormai datatissimo +0,6% dell‘aprile scorso la proiezione sul prodotto interno lordo di quest‘anno. Dimezzata l‘attesa sulla crescita 2015, ridotta a 0,6% da 1,2%, mentre la prospettiva sul 2016 è di 1,1%.

Favorito dal deprezzamento del cambio, il progresso della domanda estera dovrebbe favorire la ripresa degli investimenti in beni strumentali, mentre il settore costruzioni dovrebbe ripartire più in ritardo. I consumi, prosegue la Commissione, beneficieranno invece delle misure di stimolo previste dalla bozza della legge di stabilità.

Per l‘anno in corso la Nota di aggiornamento al Def del mese scorso ha portato la stima del governo sul Pil 2014 a -0,3% da +0,8%.

Quanto sia grave la pagella europea emerge però soprattutto dal confronto con i partner comunitari: tra quelli della sola zona euro peggio dell‘Italia dovrebbe fare quest‘anno soltanto Cipro e anche nel 2015 il timido +0,6% sarà superiore solo al dato di Nicosia. Una curiosità: la traiettoria da -0,4% quest‘anno a +0,6% il prossimo e +1,1% nel 2016 vale secondo Bruxelles sia per l‘Italia sia per la Finlandia, che ha appena perso la ‘tripla A’ di Standard & Poor‘s.

Sotto la media della zona euro, vista a 1,5%, anche la proiezione relativa alla crescita italiana 2016.

“L‘economia dovrebbe tornare a espandersi all‘inizio del prossimo anno, quando il miglioramento della domanda estera dovrebbe guidare una ripresa che resta fragile” scrivono i tecnici della commissione.

“Prevedibile che l‘inflazione resti contenuta ma leggermente positiva nel 2015, complice il rincaro dei prezzi import. Il deficit dovrebbe portarsi quest‘anno a 3% del Pil per poi calare a 2,7% nel 2015, mentre a livello di saldo strutturale la posizione appare sostanzialmente invariata” si legge ancora nel sommario che apre il breve capitolo dedicato all‘Italia.

FARI SU DEFICIT E DEBITO IN ATTESA VIA LIBERO A MANOVRA

E’ peraltro in queste righe che si nasconde il messaggio di Bruxelles che Roma maggiormente teme, dal momento che il via libera alla Legge di stabilità - italiana e francese - è soltanto preliminare.

Accogliendo i rilievi della Commissione, la settimana scorsa il governo ha corretto a 2,6% da 2,9% del Pil l‘obiettivo per il disavanzo nominale dell‘anno prossimo, aumentando la correzione del saldo strutturale a oltre 0,3% punti di Pil da 0,1% della prima ipotesi caldeggiata da Matteo Renzi.

La proiezione aggiornata Ue sul deficit 2015 si attesta a 2,7%, soltanto un decimo oltre quello che dovrebbe essere il nuovo target del governo “migliorato” di 4,5 miliardi di euro con la conseguenza di ridurre a poco più di 6 miliardi il tanto invocato effetto espansivo della manovra.

Il rapporto deficit/Pil, scrive Bruxelles, sarà quest‘anno pari a 3% - contro il 2,6% delle stime di primavera - per passare il prossimo a 2,7% contro il 2,2% previsto ad aprile.

Un calo di 0,1% punti di Pil nella spesa per interessi derivante dalla discesa dei rendimenti, si legge nel documento odierno, compenserà soltanto parzialmente la prevista erosione dell‘avanzo primario. Per la spesa primaria Bruxelles vede un rialzo tendenziale di 1% in termini nominali, da mettere in relazione anche alle misure di sostegno fiscale a favore dei redditi più bassi.

Una sostanziale stabilizzazione è ipotizzabile invece per il disavanzo strutturale, che dovrebbe attestarsi quest‘anno a 0,9%, il prossimo a 0,8% e 1% nel 2016.

“Siamo al momento delle previsioni, verrà poi quello dei suggerimenti sul bilancio per tutti i paesi che ne avranno bisogno” spiega alla stampa il commissario Pierre Moscovici, da sabato scorso nuovo responsabile agli Affari economici e monetari.

“Dopo le prime decisioni sui bilanci, dopo le previsioni, ci saranno opinioni dettagliate. Questo avverrà tramite un dialogo costruttivo e esigente con i paesi interessati, per verificare se le azioni necessarie sono state prese, se gli sforzi strutturali sono sufficienti, se le riforme strutturali sono solide” aggiunge, rifiutandosi di rispondere a qualsiasi domanda riguardo le leggi di stabilità di singoli paesi come Italia o Francia.

Tornando ai singoli numeri per passare infine al debito, da sempre punto più dolente nel caso dell‘Italia, Bruxelles tiene a precisare come la revisione verso il basso di ben 4,7 punti percentuali a valere sul debito/Pil 2013, e a ricaduta sul 2014 per cui stima il 132,2%, va messa in relazione unicamente alla revisione europea, e italiana, dei criteri di calcolo del Pil.

“Il previsto avanzo primario resta insufficiente a contenere la crescita del rapporto debito/Pil nel 2014, a causa della crescita nominale piatta e degli arretrati alla pubblica amministrazione. Si prevede un picco nel 2015 [133,8% la proiezione odierna, in linea al 133,9% di aprile] seguita da un declino nel 2016 [132,7%]” scrive la Commissione.

Rincara la dose - se ce ne fosse bisogno - Jyrki Katainen, da sabato scorso vicepresidente della Commissione con i portafogli per lavoro, crescita, investimenti e competitività.

“La regola sul debito è importante tanto quella sul deficit, dal momento che i paesi a debito più elevato sono quelli che crescono meno” dice alla stampa, lasciando intendere che se Bruxelles avesse reso obbligatoria la correzione del debito/Pil oltre la soglia di 60% questo non si sarebbe verificato.

“La razionalizzazione delle finanze pubbliche permette di creare la base per una crescita più sana e più forte” gli fa eco Moscovici.

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