Snam crolla in borsa su decisione Autorità energia, ombre anche su Terna

lunedì 3 novembre 2014 10:47
 

MILANO, 3 novembre (Reuters) - Avvio di seduta in netto ribasso per Snam a causa della decisione dell'Autorità per l'energia sullo stoccaggio del gas.

Il titolo della società guidata da Carlo Malacarne, dopo non aver fatto prezzo in apertura, attorno alle 10,40 cede il 10,86% a 3,8420, dopo aver segnato un minimo di 3,8040 euro, minimo dal dicembre 2013.

Trader e analisti attribuiscono la caduta a una decisione dell'Autorità, pubblicata venerdì scorso, sulle tariffe 2015-2018 riguardanti lo stoccaggio di gas, che, ricorda un broker, vale per il 15% dell'Ebit di Snam.

In una nota a commento della decisione, un broker estero sottolinea che l'autorità ha stabilito che il parametro di remunerazione resterà fisso per tre anni dopo un primo anno di variabilità. In sostanza, il regolatore "vuole fare leva sugli attuali rendimenti bassi dell'obbligazionario quanto prima e quanto più a lungo possibile", legando la remunerazione al tasso del benchmark decennale.

La sorpresa negativa, nella decisione, secondo il broker estero, è rappresentata dall'assenza di aggiustamenti periodici legati all'inflazione assunta. In pratica, supponendo che il rendimento del benchmark decennale italiano rimanga sui livelli attuali (2,35%), dal 2016 al 2018 la remunerazione dello stoccaggio scenderà al 4,6% dal 6% reale, al lordo delle imposte, del prossimo anno.

Un analista di una banca italiana ritiene che Snam "farà un'azione di lobby contro la decisione" e non esclude una nota della società.

In un report dedicato alle utilities italiane, Credit Suisse allarga il discorso e sostiene che la decisione sulle tariffe del gas sia negativa per tutto il comparto.

Per Snam, intanto, si traduce in rischi di taglio "significativo" degli utili a partire dal 2016. Credit Suisse sottolinea che "l'assunto utilizzato dal regolatore (un'inflazione all'1,5%) è in linea con l'obiettivo di medio termine del governo, ma significativamente superiore ai livelli attuali".

In una nota di Mediobanca viene posto l'accento sul fatto che la remunerazione fissa del 6% è garantita solo per un anno, il 2015, e che l'assunzione di un'inflazione dell'1,5% "non sembra riconoscere il legame ovvio fra bassi tassi d'interesse e bassa inflazione".   Continua...