24 ottobre 2014 / 10:29 / tra 3 anni

RPT-INSIGHT - C'è un problema tedesco per Mario Draghi

(Reinvia l‘articolo senza modifiche)

* Forti critiche di Berlino a Bce

* Rapporti tra Draghi e Weidman avrebbero raggiunto rottura

* Aumenta la schiera di politici tedeschi contrari a Draghi

di Noah Barkin e Eva Taylor e Paul Taylor

BERLINO/FRANCOFORTE/PARIGI, 23 ottobre (Reuters) - Ai primi di ottobre, Benoit Coeure, membro francese del board Bce, si è recato a Berlino per una visita alla Cancelleria tedesca, durante la quale ha sommessamente espresso le preoccupazioni dell‘Eurotower circa le crescenti critiche espresse da politici teutonici nei riguardi dell‘operato della banca centrale europa.

Coeure, uno degli uomini più vicini al presidente della Bce Mario Draghi a Francoforte, sperava di ricevere rassicurazioni sul fatto che la campagna di stroncature da parte tedesca, guidata dal ministro delle Finanze Wolfgang Schaeuble, sarebbe finita presto.

Ma la risposta ottenuta dai consiglieri di Angela Merkel non è stata affatto confortante, a quanto si apprende da una fonte informata dei colloqui.

La cancelliera continuerà ad evitare di mettere in discussione le politiche della Bce in pubblico. Ma sarà difficile contenere l‘ondata di malcontento che serpeggia fra i politici tedeschi riguardo l‘operato della banca centrale europea, in particolare se Draghi continuerà a puntare su misure non convenzionali per rafforzare l‘economia dell‘area euro, come ad esempio l‘acquisto massiccio di bond governativi.

“Se sarà così, ne verrà fuori un dibattito pubblico”, ha detto un alto funzionario tedesco parlando a Reuters in condizioni di anonimato. “Le critiche tedesche alla Bce verranno a galla apertamente”.

In un‘ormai famosa dichiarazione del 2012, Draghi promise che avrebbe fatto “qualunque cosa fosse necessaria” per difendere la moneta unica, una posizione che la Merkel sostenne, dicendo che la Bce stava agendo all‘interno del suo mandato.

A due anni di distanza, le relazioni del banchiere italiano con il suo principale azionista - i tedeschi - si stanno incrinando con preoccupanti implicazioni per l‘Europa e per la sua già fragile economia.

Questa tensione si avverte in modo inequivocabile nei rapporti fra Draghi e il presidente di Bundesbank Jens Weidmann, che secondo numerose fonti contattate da Reuters in condizioni di anonimato, sarebbero ormai giunti ad un punto di rottura. E peggio. La Merkel si sarebbe sentita tradita da quanto detto da Draghi alla conferenza dei banchieri centrali a Jackson Hole, in Wyoming ad agosto, durante la quale il numero uno della Bce ha invitato apertamente Berlino ad allentare le sue politiche fiscali per stimolare la crescita.

L‘entourage della cancelliera sarebbe anche molto scettico circa il piano di Draghi sull‘acquisto di ABS (asset-backed securities) e covered bond nella speranza di spingere le banche a prestare denaro.

Ma più di tutto, ciò che preoccupa i politici a Berlino è che se questo schema non funzionerà, Draghi potrebbe essere tentato di approdare ad una politica di quantitative easing. Un tabù in Germania e un passo che secondo gli alleati di Merkel non farebbe altro che rafforzare il partito tedesco anti-euro Alternativa per la Germania (AfD).

Perdere il sostegno dello stato membro più importante ed influente dell‘area euro sarebbe fatale per la credibilità della Bce, erodendo la fiducia dell‘opinione pubblica nella sua capacità di lavorare con i governi europei per riportare il Vecchio continente sulla strada della crescita.

“Fino ad ora, la Bce era fiduciosa, nonostante tutte le critiche apparse sui media tedeschi, che avrebbe potuto contare su Schaeuble e Merkel,” spiega Marcel Fratzscher, ex capo del dipartimento di analisi delle politiche internazionali alla Bce e ora presidente dell‘istituto economico DIW a Berlino.

“Ma le recenti forti critiche sono state una vera e propria sveglia. E ora ci si domanda se Draghi abbia o meno il pieno supporto di Berlino. Il criticismo tedesco rappresenta una grossa preoccupazione per la Bce”.

La Banca centrale europea, citando la sua indipendenza, non ha voluto commentare lo stato delle sue relazioni con Berlino.

Un portavoce del governo tedesco ha detto di essere convinto che la Bce stia agendo all‘interno del suo mandato per garantire la stabilità dei prezzi, e non ha dunque voluto commentare oltre.

“IRREPARABILMENTE COMPROMESSI”

I rapporti tra Draghi e Weidmann, ex consigliere della Merkel divenuto governatore della Bundesbank tre anni fa, sono al momento particolarmente incrinati, secondo una mezza dozzina di banchieri centrali e funzionari governativi sentiti da Reuters.

Le relazioni tra i due non sono mai state facili. Weidmann si è pubblicamente opposto al programma di acquisto di bond propugnato da Draghi mesi dopo la famosa promessa del 2012. Ma negli ultimi mesi, la reciproca diffidenza è aumentata, secondo fonti vicine ad entrambe le parti.

Una settimana dopo la visita di Coeure a Berlino, Draghi e il portavoce di Weidmann hanno reso conferenze stampa separate, nello stesso giorno, ad un piccolo gruppo di cronisti tedeschi ad un meeting dell‘Fmi a Washington. Draghi ha elencato per filo e per segno tutte le misure cui Weidmann si era opposto da quando alla guida di Buba. Mentre il collaboratore di Weidman, dalla sua, si è lamentato del fatto che Draghi stesse volutamente tenendo nell‘ombra i governatori centrali delle banche nazionali senza creare consenso tra i 24 membri del board, secondo fonti presenti ai due briefing.

Pochi giorni dopo, a Francoforte, i due banchieri centrali si sono accusati di reciproco sabotaggio tramite i media, secondo una fonte a conoscenza della questione.

“La relazione tra i due è irreparabilmente compromessa”, ha detto una seconda fonte che conosce entrambi.

“E’ diventato un fatto personale”, ha aggiunto una terza fonte Bce.

Un portavoce di Francoforte ha sminuito la questione, affermando che è salutare che vi siano posizioni differenti all‘interno del board.

Buba non ha voluto commentare.

Tensioni tra il presidente Bce e i membri tedeschi del board si sono verificate anche in passato. Durante la presidenza del francese Jean Claude Trichet, predecessore di Draghi, nel 2011, il numero uno di Bundesbank Axel Weber e il membro tedesco della Bce Juergen Stark diedero le dimissioni in aperto contrasto con le scelte di politica monetaria adottate da Trichet.

Non ci sono segnali al momento che Weidmann possa seguire il loro esempio.

“DOVREMO COMBATTERE”

Persino alti funzionari di Bundesbank hanno iniziato ad esprimere preoccupazione per il deteriorarsi delle relazioni tra le due istituzioni.

Membri del board Bce hanno ammesso di essere preoccupati circa le crescenti critiche verso la Banca centrale europea in Germania, dove voci positive come quella di Fratzscher sono state soppiantate da scettici come l‘economista Hans-Werner Sinn e il commentatore della Frankfurter Allgemeine Holger Steltzner che ha definito la Bce una “bad bank”.

“Dovremo combattere” per tenere i tedeschi nel board, ha detto un membro del consiglio Bce.

Il governo di Angela Merkel aveva sostenuto la Bce quando Weber e Stark avevano lasciato i loro incarichi tre anni fa, aiutando Trichet a superare le pesanti defezioni. Ma questa volta sembra più scontento di quanto sta facendo Draghi, in parte a causa della minaccia elettorale costituita dall‘AfD per la Cdu.

Uno dei problemi principali, spiegano alcuni funzionari, è che da quando lo scorso anno hanno lasciato Joerg Asmussen, membro del board Bce, e l‘alto consigliere Christian Thimann, Draghi non ha più avuto a Francoforte alleati tedeschi in grado di diffondere il suo messaggio a Berlino.

Asmussen è stato rimpiazzato da Sabine Lautenschlaeger, esperta di finanza senza esperienza politica, mentre il posto di Thimann è stato preso da Frank Smets, un belga.

Le frustrazioni tedesche intorno all‘operato di Draghi sono state esacerbate inoltre dallo stile della sua leadership, riferiscono altri funzionari. L‘italiano, dicono, ama circondarsi di un piccolo gruppo di confidenti, guidato da Coeure e Peter Praet, il belga capo-economista della Bce, piuttosto che allargare la schiera dei suoi fedelissimi all‘interno dell‘intero consiglio, come invece aveva fatto Trichet.

Fonti della Bce, hanno però smontato l‘idea che ci siano forti tensioni tra la banca e Berlino, notando che Draghi e Schaeuble hanno parlato a margine del recente meeting Fmi e che Merkel non ha mai voluto apertamente criticare le decisioni dell‘Eurotower.

Schaeuble, però, ha ammesso apertamente, il mese scorso, di “non essere contento” riguardo alle decisioni di Francoforte sugli ABS e ha detto al parlamento tedesco che la Bce “ha esaurito” gli strumenti a sua disposizione per sostenere l‘economia.

Al di là dei motivi specifici, cresce in Germania il numero dei politici conservatori scontenti dell‘operato di Draghi.

All‘inizio del mese, Hans Michelbach della CSU bavarese, membro conservatore della commissione finanze del Bundestag, ha definito “un errore” la nomina di Draghi alla presidenza della Bce.

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