Governance, in Italia troppa enfasi su dinamiche azionisti, meno su Cda-Nagel

mercoledì 8 ottobre 2014 15:29
 

MILANO, 8 ottobre (Reuters) - In Italia si pone troppa enfasi sulle evoluzioni degli azionariati delle società e meno sulle responsabilità dei consigli di amministrazione, palesando una velata contraddizione tra la necessità sollevata da alcuni di cancellare i patti di sindacato e la paura che questo possa poi creare confusione e instabilità.

Lo ha detto Alberto Nagel, AD di Mediobanca, nel corso della presentazione della biblioteca storica di Piazzetta Cuccia dove sono a disposizione le preziose collezioni sulla storia dell'analisi economica italiana e internazionale raccolte negli anni da Enrico Cuccia, Vincenzo Maranghi e Ariberto Mignoli.

"Siamo in una fase in cui ci sono dei dibattiti sull'evoluzione del capitalismo italiano che Mignoli, e non soltanto lui, definirebbe schizofrenici. Da un lato auspichiamo la cancellazione o l'abolizione dei patti di sindacato salvo poi, qualche mese dopo, aver paura di una navigazione in mare aperto. E' impossibile immaginare oggi nuovi demiurghi, come ogni tanto ci viene dato da leggere e auspicare che il mercato faccia il suo corso", ha detto Nagel.

Con il piano industriale annunciato a giugno 2013, Mediobanca ha mandato in soffitta il cosiddetto "salotto buono" rinunciando al ruolo di regista delle dinamiche industriali italiane a favore di un maggior focus sul core business. Questo cambio di rotta è risultato evidente in queste settimane nella vicenda Telecom, in particolare dopo la sconfitta nella gara per la brasiliana Gvt a favore di Telefonica . Non manca quindi chi, tra analisti e osservatori, ha posto dei dubbi sul nuovo ruolo di Mediobanca.

"Nel dibattito italiano si assegna un ruolo meno importante di quello che dovrebbe avere al cda, alle sue responsabilità e agli obiettivi che deve perseguire", ha spiegato Nagel.

"Credo che i consigli che funzionano bene e producono buoni risultati poi automaticamente hanno l'approvazione di tutti gli azionisti, sia quelli stabili sia quelli di mercato", ha aggiunto. "E' su questo che bisogna mettere l'accento e invece c'è troppa enfasi sugli assetti azionari e poca enfasi sulle performance dei Cda".

Nagel ha poi escluso che i Cda siano dipendenti dai desiderata degli azionisti. Usando come esempio l'esperienza di Mediobanca, ha ricordato il lancio di CheBanca! e di altre iniziative "che potevano collidere con gli interessi degli azionisti; il che vuol dire sia che gli azionisti le hanno appoggiate sia che noi abbiamo avuto la spinta e il coraggio per farlo".

(Paola Arosio, Gianluca Semeraro)   Continua...