8 ottobre 2014 / 15:33 / 3 anni fa

Italia, deficit/Pil 3% in 2014, 2,3% in 2015, peggiorano stime debito - Fmi

MILANO, 8 ottobre (Reuters) - Corrette soltanto a metà settembre con il rapporto dello staff seguito alla missione ‘Article IV’, mostrano un ulteriore deterioramento le stime del Fondo monetario internazionale sui conti pubblici italiani.

Lo studio semestrale ‘Fiscal Monitor’ indica per il disavanzo di quest‘anno in rapporto al Pil la soglia massima Ue di 3%, livello previsto anche un mese fa, mentre su quello dell‘anno prossimo l‘attesa si sposta da 2,1% a 2,3%.

Più fosco ancora il percorso ipotizzato per la dinamica debito/Pil - vera spina nel fianco del bilancio nazionale - con un‘attesa ritoccata al rialzo da 136,4% a 136,7% sul 2014 e addirittura di un punto percentuale pieno a 136,4% sul 2015.

Mentre sulla scena europea si innalzano quasi quotidianamente i toni del dibattito politico sulla disciplina di bilancio il governo italiano nella Nota di aggiornamento al Def diffusa esattamente sette giorni fa ha corretto da 2,6% a 3% l‘indicazione sul deficit nominale di quest‘anno e 2,9% da 1,8% quella sul 2015.

Il confronto è ancora più stridente nel caso del debito, per cui l‘esecutivo proietta 131,6% quest‘anno e 133,4% il prossimo, anche se va rilevato come per il biennio 2014-2015 il Fondo ipotizzi un calo quando l‘esecutivo stesso ne prevede un incremento.

“Le stime di finanza pubblica tengono conto delle ultime misure annunciate dal governo, calibrate in base alle divergenti proiezioni sulla crescita e sull‘effetto dei singoli provvedimenti. Si è valutato anche l‘impatto del bonus fiscale” si legge in un rapporto pubblicato all‘indomani del ‘World Economic Outlook’ dedicato alle proiezioni sulla crescita.

Un discorso a sé meritano invece le proiezioni sul deficit strutturale.

Per la grandezza al netto degli effetti del ciclo economico e delle una-tantum gli esperti di Washington indicano infatti un rapporto con il Pil allo 0,8% quest‘anno e allo 0,5% il prossimo, prospettando un azzeramento nel 2016 sulla base delle regole europee.

L‘ultimo documento ufficiale ha invece posposto dal 2016 al 2017 l‘obiettivo di pareggio strutturale, dopo 0,9% nel 2014 e nel 2015 seguiti da 0,4% nel 2016.

“L‘attesa sul disavanzo strutturale tiene in considerazione il rimborso degli arretrati della pubblica amministrazione. Dal 2014 in avanti, lo staff Fmi prevede una convergenza verso il pareggio strutturale in linea con le regole di bilancio italiano che prevedono, in caso di necessità, misure correttive ancora in via di definizione” si legge nel rapporto.

Le osservazioni del Fondo sembrano dunque risalire forse a prima che il governo posponesse il target sul pareggio al netto del ciclo e delle una-tantum.

Va del resto considerato che Roma si è mossa in parallelo a Parigi, anche se nel caso francese lo slittamento della correzione riguarda il disavanzo nominale, visto oltre il sacro vincolo di 3% del Pil sia il prossimo anno sia nel 2016 dopo il 4,4% di quest‘anno.

Per tornare ai nuovi numeri Fmi sull‘Italia allungando però lo sguardo al 2019, orizzonte delle stime odierne, quella sul deficit nominale resta a 0,4% del Pil dopo una discesa a 1,2% nel 2016, 0,8% nel 2017 e 0,6% nel 2018.

Il confronto con l‘aggiornamento al Def mostra nuovamente come l‘esecutivo sia intenzionato a sfruttare ogni margine di manovra sul disavanzo, che passerebbe da 2,9% dell‘anno prossimo a 1,8% nel 2016, 0,8% nel 2017 e 0,2% nel 2018.

Decisamente scoraggianti le proiezioni sulla montagna del debito: 134,1% nel 2016, 131,4% nel 2017, 128,7% nel 2018 e 125,6% nel 2019, contro una parabola di 131,9% nel 2016, 128,6% nel 2017 e 124,6% nel 2018 prospettata dal governo.

In materia di debito, sopra i valori italiani stanno soltanto la Grecia e il Giappone, ma per Atene la prospettiva è di un marcato rientro e soltanto per Tokyo, che viaggia su valori ampiamente superiori al 200%, il quadro non mostra sintomi di miglioramento.

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