6 ottobre 2014 / 13:28 / 3 anni fa

Buyout, attese vincolanti per PetroValves, ma deal complesso - fonti

MILANO, 6 ottobre (Reuters) - Sono attese a breve le offerte vincolanti dei nove soggetti attualmente impegnati nella due diligence su PetroValves, società di Castellanza (Varese) che produce valvole per il settore energetico.

E’ quanto riferisce una fonte vicina alla situazione, aggiungendo che la valutazione dell‘azienda “è decisamente superiore a 1 miliardo di euro”.

L‘iter del processo, riferisce la fonte, proseguirà con la selezione di uno o due soggetti, con l‘obiettivo di chiudere l‘operazione “tra la fine dell‘anno e l‘inizio del 2015”.

Un‘altra fonte, vicina a uno dei potenziali compratori (le manifestazioni d‘interesse erano state 28), dice, però, di “non essere a conoscenza del fatto che la due diligence sia iniziata”.

In vendita è una holding che fa capo alle figlie di Mario Candiani, fondatore di PetroValves, e il cui asset principale, non l‘unico, è il 60% del capitale dell‘azienda varesina.

CONTROVERSIA SUL DIRITTO DI PRELAZIONE

Assistite da Banca Profilo, dove il dossier è gestito personalmente da Matteo Arpe, le figlie di Candiani hanno da tempo avviato il processo di dismissione, incontrando, però, gli ostacoli posti dalla famiglia Lualdi, azionista al 40%, non coinvolta nella vendita.

L‘opposizione dei Lualdi (seguiti da Mediobanca, ma anche Lazard, secondo più di una fonte, potrebbe entrare nella partita) ha creato frizioni e ritardi nel processo. Al punto che, sul mercato, da tempo si rincorrono voci che scommettono sulla difficile realizzazione dell‘operazione.

Uno dei temi del contendere riguarda l‘esistenza o meno di un diritto di prelazione. Lo statuto di PetroValves Srl, che Reuters ha avuto modo di consultare, all‘articolo 7 recita: “Il socio che intenda alienare a terzi le proprie quote deve prima offrirle in vendita agli altri soci, i quali hanno diritto di prelazione per l‘acquisto in proporzione delle rispettive partecipazioni, escludendo dal computo le proprie quote”.

L‘articolo prosegue illustrando la procedura che il socio che intenda vendere la quota dovrebbe seguire (invio di una raccomandata con l‘indicazione del prezzo) e indica in trenta giorni il termine entro cui la prelazione può essere esercitata.

Una fonte vicina a una delle parti coinvolte assicura che “non è partita alcuna raccomandata, la procedura scatta in presenza di un‘offerta con un prezzo”. Un‘altra fonte, però, garantisce che “ora non esiste alcun diritto di prelazione”.

Di sicuro, i Lualdi, nei mesi scorsi, avevano cercato partner finanziari e industriali che li affiancassero nell‘acquisizione dell‘azienda, presumibilmente per far valere il diritto di prelazione.

C‘erano stati abboccamenti con Permira e con il Fondo Strategico Italiano (Fsi), tanto che diversi organi di stampa ipotizzavano un‘integrazione con Valvitalia, partecipata dal fondo guidato da Maurizio Tamagnini, sebbene, spiegano diverse fonti, le due società operino in segmenti di business molto diversi. Contatti vi sarebbero stati anche con il family office di un ramo della famiglia tedesca Thyssen, ma ugualmente sul tavolo degli adviser dei Candiani non è giunta alcuna offerta concreta.

Secondo una delle fonti, nonostante gli ostacoli frapposti dai Lualdi (da ultimo sarebbe stata invocata la legge sulla privacy per impedire l‘accesso alla data room dei potenziali acquirenti), “il procedimento non è incerto”.

I soggetti in due diligence sono “tutti internazionali”, industriali e “finanziari con vocazione industriale”.

Secondo due fonti vicine alla situazione, in corsa (ma non sembra che sia in due diligence) c‘è il colosso del private equity Kkr, che ha realizzato l‘ultimo investimento industriale in Italia proprio nel settore dell‘energy (FL Selenia, ceduta nel 2007 a Petronas). Fuori dalla partita, invece, Blackstone, nome recentemente comparso su diversi organi di stampa.

Tra gli industriali interessati, secondo le fonti, figurano i gruppi americani Pentair, Cameron ed Emerson e la britannica Imi.

Le fonti non chiariscono se in due diligence ci sia anche General Electric : la conglomerata Usa ha sicuramente visto il dossier, ma, secondo una fonte, sarebbe piuttosto fredda per via delle complicazioni societarie.

Per quanto riguarda i finanziari, oltre a Kkr, PetroValves dovrebbe essere nel mirino di First Reserve, investitore Usa specializzato nel settore energetico e noto in Italia soprattutto per l‘investimento in Ansaldo Energia.

La permanenza dei Lualdi come socio di minoranza, oltretutto ostile, non rappresenterebbe un fatto ostativo per il potenziale acquirente perché, secondo una delle fonti, “la governance statutaria non prevede diritti per la minoranza”. Un‘altra fonte, però, nota che “non è facile gestire un‘azienda con un socio al 40% che non è in sintonia con la maggioranza”.

L‘articolo 35 dello statuto della Srl recita che “l‘assemblea delibera con il voto favorevole di tanti soci che rappresentino la maggioranza del capitale sociale”. Lo statuto non indica maggioranze qualificate, in specifiche materie, diverse da quelle previste dal codice civile. L‘eventuale acquirente potrebbe forse incorrere in qualche difficoltà se volesse trasformare la società in Spa, ma questa è materia per legali.

PetroValves ha chiuso l‘ultimo esercizio con ricavi consolidati pari a 224 milioni di euro, un Ebitda di 78 milioni e cassa per 220 milioni. Il 2014, però, dovrebbe andare in archivio con risultati in crescita ed è ovviamente sulla base delle proiezioni sull‘esercizio in corso che avverrà la transazione.

L‘azienda è specializzata nelle valvole di grandi dimensioni e ad alta tecnologia, come quelle impiegate nelle piattaforme petrolifere. Una curiosità: PetroValves produsse anche una valvola impiegata sullo Shuttle.

(Massimo Gaia)

- ha collaborato Paola Arosio

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