2 ottobre 2014 / 17:08 / tra 3 anni

Finmeccanica, difesa: Spagnolini va assolto. Acquisito patteggiamento "corretto" Agusta

di Emilio Parodi

BUSTO ARSIZIO, 2 ottobre (Reuters) - Il Tribunale di Busto Arsizio, davanti al quale si avvia a conclusione il processo sulle presunte tangenti per gli elicotteri all‘India, acquisirà la sentenza di patteggiamento di AgustaWestland spa e AgustaWestland ltd (gruppo Finmeccanica ) aderendo a una richiesta sia della procura che dell‘avvocato Massimo Bassi, difensore dell‘ex AD di AgustaWestland Bruno Spagnolini, che per il suo cliente ha chiesto l‘assoluzione piena “perché il fatto non sussiste”.

L‘acqusizione di questa sentenza agli atti del processo riveste una certa importanza, in particolare perché AgustaWestland ltd con quel patteggiamento ora diventato definitivo si è vista confiscare i 7,5 milioni di euro che la procura ritiene essere il “prezzo della corruzione”, cifra che quindi l‘accusa non chiederà più venga confiscata in solido a Spagnolini e all‘ex AD di Finmeccanica Giuseppe Orsi, come aveva fatto invece nella requisitoria di luglio.

Si tratta della versione “aggiornata” del patteggiamento AgustaWestland in base alla legge 231 in relazione al reato presupposto di corruzione internazionale, depositato il 30 agosto scorso dal gup Nicoletta Guerrero, corretto con un‘ordinanza dello stesso giudice la settimana scorsa su richiesta della difesa della società, e passato in giudicato proprio oggi.

LA CORREZIONE DELL’“ERRORE MATERIALE” NEL PATTEGGIAMENTO

L‘ordinanza del gup sana un “errore materiale” e cioè nei punti della sentenza in cui il giudice ha scritto “esistendo sufficienti elementi circa la sussistenza del fatto, la corrispondenza del medesimo ad ipotesi di reato con riguardo al reato presupposto...”; “sussistono quindi i profili di responsabilità in capo alle due società Agusta...” e infine “Sussiste quindi l‘illecito come contestato in rubrica”, aggiunge la frase “nei termini di assenza allo stato di elementi tali da escludere la responsabilità” .

L‘aggiunta della stessa frase nei tre punti citati sopra, sembra alleggerire la descrizione del fatto da parte del giudice, e in qualche modo edulcorare l‘eventuale “riverbero” della prima stesura sulla posizione dei due imputati ancora in giudizio.

LA DIFESA DI SPAGNOLINI

L‘avvocato Bassi, nel corso della sua arringa che ha occupato l‘intera udienza di oggi, ha ripercorso alcuni degli argomenti trattati dai suoi colleghi della difesa Orsi , cioè in estrema sintesi che non è stata raggiunta alcuna prova dell‘accordo corruttivo, né dell‘intervento illecito dei pubblici ufficiali indiani presunti corrotti, né delle sovrafatturazioni ai consulenti.

In particolare il legale ha insistito sull’“irrilevanza” della posizione dell‘allora capo di stato maggiore dell‘aeronautica indiano Sashi Tiagy (presunto terminale della corruzione) nella decisione del governo di New Delhi di abbassare la quota operativa di volo degli elicotteri (scelta che permise ad Agusta e ad altri competitor di partecipare alla gara che in caso contrario sarebbe stata alla portata di una sola azienda) perché non “aveva alcun ruolo decisionale”.

In assenza di un comportamento specifico di un singolo pubblico ufficiale, ha proseguito l‘avvocato Bassi “c‘è un difetto di giurisdizione, perché il Tribunale di Busto Arsizio non può dire che un atto di un governo estero (abbassamento quota, ndr) è contrario ai doveri di ufficio”.

“Inoltre - ha proseguito - il terzo successore del maresciallo Tiagy ha detto pubblicamente che gli elicotteri AgustaWestland AW101 sono esattamente quello che voleva l‘India, non hanno mai dato un problema”.

L‘avvocato, si è infine concetrato sul secondo capo d‘imputazione, cioè sulle false fatture ai consulenti che, secondo l‘accusa, sarebbero servite per creare la provvista per le tangenti.

“Il pm non ha fatto una consulenza su valore dei lavori e sull‘esistenza dei lavori - ha detto ai giudici l‘avvocato Bassi - Io vi ho portato in aula i faldoni dei lavori effettuati (dai consulenti). Sono tutti tracciabili, e corrispondono a quella montagna dell‘indice dei disegni tecnici commissionati”.

“Il pm allora nella requisitoria passa a parlare delle sovrafatturazioni, non più delle operazioni inesistenti - ha continuato - Ma non c‘è una sola consulenza del pm sulle sovraffaturazioni. E, prima di tutto, anche qui i conti in realtà tornano”.

“E poi, in ogni caso, la Cassazione stabilisce che l‘incongruità del prezzo riguardo al mercato è irrilevante, non può dar vita a un reato, tutt‘al più a violazioni tributarie. E’ irrilevante che il prezzo sia congruo o no, se il prezzo pagato è uguale a quello fissato in fattura, senza restituzioni”.

“NESSUN RISARCIMENTO”

In conclusione, l‘avvocato Bassi si è poi soffermato sulle ricghieste di “risarcimento”.

“La confisca non va concessa, perché si deve trattare di un profitto effettivamente conseguito, ma il governo indiano ha escusso fidejussioni per circa 225 milioni, che si compensano con gli anticipi, e quindi la cifra va a zero. Anzi il saldo è passivo perché tre elicotteri l‘India se li è tenuti, e ogni elicottero vale 37 milioni di euro”.

Nemmeno l‘India può avanzare la pretesa del risarcimento di un danno non patrimoniale, perché si è costituito il ministero sbagliato. “Si è costituito un funzionario del ministero degli Esteri, che peraltro in un anno non ci ha mai fatto vedere la sua delega, al posto del ministero della Difesa”.

Il processo si avvia ora all‘epilogo: il 9 ottobre ci sarà spazio per le eventuali repèliche della procura (ma “se ci saranno non dureranno più di 20 minuti”, ha detto oggi in aula il procuratore capo Fontana) e poi le tre giudici entreranno in camera di consiglio per emettere la sentenza.

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