12 agosto 2014 / 13:17 / tra 3 anni

Francia in stagnazione, obiettivi finanza pubblica più lontani

di Ingrid Melander

PARIGI, 12 agosto (Reuters) - Il governo francese sta preparando l‘opinione pubblica ad un altro fallimento nella gestione dei conti pubblici e si prepara a sfruttare la debolezza della crescita economica e dell‘inflazione per chiedere più tolleranza ai partner europei.

Parigi ha promesso di dire tutta la verità sullo stato dell‘economia dopo la pubblicazione del dato sul Pil del secondo trimestre, giovedì prossimo, che si attende piatto.

La maggior parte degli indicatori fornisce già un quadro plumbeo dell‘economia nel secondo trimestre: la disoccupazione è a livelli record, il mercato immobiliare scende ai minimi da 16 anni e la produzione industriale è in declino. Solo la spesa per consumi sale, ma sembra più l‘eccezione che conferma la regola.

Saranno tempi duri per l‘economia, avverte l‘esecutivo, che ha abbandonato la retorica della “ripresa è alle porte” ed enfatizza ora le difficoltà, con un occhio alle regole dell‘Ue che consentono deviazioni dagli obiettivi macro solo se la crescita peggiora.

Il ministro dell‘Economia Michel Sapin “dirà ai francesi la verità, affronterà la realtà senza nascondere nulla”, ha detto il premier Manuel Valls alla domanda se non fosse giunto il momento di rivedere il target del deficit.

Se dall‘esecutivo fanno sapere che il timing e i dettagli dell‘annuncio sono ancora da definire, gli economisti sono convinti che dai dati di questa settimana emergerà l‘impossibilità per la Francia di centrare l‘obiettivo di ridurre il deficit al 3,8% del Pil quest‘anno e portarlo sotto il tetto europeo del 3% nel 2015.

“E’ chiaro che non rispetteremo il target del deficit né quest‘anno, né il prossimo. Siamo ancora abbastanza lontani”, ha detto l‘economista di Societé Générale Yacine Rouimi. SocGen prevede che nel 2015 il deficit scenda solo al 3,4%, mentre il governo è rimasto fermo alla proiezione del 3%.

Dal sondaggio Reuters tra 25 economisti emerge che la seconda economia dell‘eurozona avrebbe messo a segno nel secondo trimestre un debole 0,1% di crescita dopo la stagnazione dei primi tre mesi dell‘anno, rendendo la previsione del governo di +1% sull‘anno sempre più sfuggente.

I dati di venerdì scorso hanno mostrato che la produzione industriale si è contratta dello 0,5% sul trimestre. L‘aumento dell‘1,0% della spesa per consumi, dovuto soprattutto alla riaccensione dei riscaldamenti per un clima peggiore del solito, aiuterà certo, ma non abbastanza per risvegliare l‘economia francese dal suo torpore.

Secondo il capo economista di Natixis Asset Management, Philippe Waechter è probabile che la crescita per l‘anno si fermi a +0,5-0,6% e il deficit pubblico superi il 4%.

La bassa inflazione complica ulteriormente le cose per il governo che cerca anche di ridurre il debito pubblico. L‘inflazione - i dati sono attesi domani - viene vista allo 0,6% su anno a luglio, mentre la stima del governo è dell‘1,4% nel 2014.

NON SPARARSI SUI PIEDI

Di fronte a queste difficoltà la strada obbligata per la Francia è di chiedere ai partner Ue un altro slittamento negli obiettivi macro, dopo avere già ottenuto una tregua di due anni, dice Waechter.

“Focalizzarsi ora sulla riduzione del deficit, quando la domanda privata è così depressa, sarebbe come spararsi sui piedi. Meglio sarebbe avere più tempo per quest‘obiettivo evitando di complicare ulteriormente la situazione macro-economica”.

Il governo socialista ha promesso di rispettare il piano che prevede tagli alla spesa pubblica per 50 miliardi di euro nel triennio 2015-17, ma non va oltre, perché di fronte ha due compiti difficilmente conciliabili; tenere buoni gli elettori scontenti per l‘altra disoccupazione e i partner europei innervositi per i ripetuti insuccessi nel centrare gli obiettivi.

Nelle ultime settimane Valls e il presidente François Hollande hanno ripetutamente messo in luce la debole crescita e l‘anemica inflazione, dicendo che ricorreranno alla “flessibilità” dei trattati europei.

Il peggioramento dello scenario economico in Italia e in altri paesi Ue è motivo di preoccupazione a Parigi, ma porta anche la speranza che a Bruxelles si ammorbidiscano di fronte ad un ambiente economico troppo deteriorato per rispettare gli obiettivi.

“Il governo è nella posizione del judoka... Deve sfruttare le cattive notizie che verranno a metà agosto per far cambiare le cose a livello europeo”, dice Stephane Rozes, analista politico di Cap.

Ma la Germania ha respinto la scorsa settimana l‘appello francese a fare di più per promuovere la crescita. E Hollande, il presidente francese più impopolare della storia moderna, subisce sconfitte anche nel fronte interno.

Un tribunale ha invalidato la riduzione delle tasse per i lavoratori a basso reddito, una misura su cui il governo puntava per riconquistare il favore dei socialisti delusi per la politica taglia-deficit. L‘esecutivo ha promesso di trovare una soluzione di riserva.

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