31 luglio 2014 / 17:33 / 3 anni fa

SINTESI - Eni venderà Saipem, ma senza fretta, sarà sempre più una oil company

di Giancarlo Navach

MILANO/ROMA, 31 luglio (Reuters) - L'annuncio tanto atteso è arrivato: Eni uscirà da Saipem, di cui detiene il 43% del capitale e ne consolida integralmente il debito, ma lo farà senza fretta.

L'adviser finanziario c'è e sul tavolo ci sono diverse opzioni che l'Ad Cladio Descalzi non ha voluto rivelare agli analisti nel corso della call per aggiornare il piano industriale al 2017. Dunque Eni sarà sempre più focalizzata sul business oil and gas, facendo leva sui successi esplorativi - l'ultimo annunciato oggi in Gabon - e meno raffinazione e marketing in crisi profonda con un struttura organizzativa che prevede la centralizzazione dei servizi tecnici e di staff.

"La riorganizzazione è stata una mia decisione", ha più volte ribadito il manager agli analisti nella sua prima importante esternazione da numero uno della major dopo l'uscita di scena di Paolo Scaroni nel maggio scorso.

"La situazione evolve e dobbiamo reagire. Abbiamo bisogno di una società più piccola e più flessibile, ma nessuno sarà licenziato".

Giornata intesa quella odierna per la major petrolifera italiana: stamani i conti del secondo trimestre, chiusi con una crescita di oltre il 50% della reddività a 0,87 miliardi di euro ma che si confrontava con un trimestre del 2013 che ha visto Saipem perdere 680 milioni.

Torna in nero il gas and power, grazie agli effetti della rinegoziazione degli onerosi contratti take or pay a lungo termine, mentre si riduce l'ebit del settore di punta di Eni, l'unico che produce utili, l'esplorazione e produzione a seguito della situazione in Libia e delle tensioni geopolitiche.

Per il prossimo anno in Libia la produzione è attesa fra 230-250mila barili al giorno e in Nigeria fra 120-130mila barili.

Sempre oggi la società ha incassato l'accordo con i sindacati sulla difficile crisi della raffinazione a Gela e in altri siti italiani.

"Questo progetto darà solide prospettive economiche, anche grazie alle nuove iniziative industriali previste nell'upstream e nella produzione di bio carburanti dove Eni dispone di una leadership tecnologica, consentendo così la salvaguardia dell'occupazione. Nel corso dell'incontro abbiamo anche ribadito la centralità industriale del sito di Porto Marghera", ha spiegato il numero uno di Eni. E tuttavia la capacità di raffinazione si ridurrà ulteriormente al 2017 dal 35% attuale a oltre il 50%.

Quanto a Saipem, l'unico dettaglio che Descalzi si è lasciato sfuggire è che non ci sarà "mai un break up del business". Quindi la strada potrebbe essere quella della cessione di una quota per scendere sotto il 30%, come indicato da diversi analisti.

Una cosa ha tenuto a precisare: "Siamo all'inizio di questo processo e non posso dire quali sono le opzioni. Non abbiamo fretta: è più una mossa strategica che un bisogno di cash e quindi lo faremo al momento giusto. Puntiamo a massimizzare il valore per gli azionisti di entrambe le società".

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