Eni, trattativa su raffinerie riprende oggi al Mise dopo rottura

giovedì 31 luglio 2014 09:53
 

ROMA, 31 luglio (Reuters) - Riprendono stamani al ministero dello Sviluppo economico le trattative tra sindacati ed Eni , con la mediazione del governo, per trovare una soluzione sul destino della raffineria siciliana di Gela che la major petrolifera vuole riconvertire a biofuel riducendo il personale impiegato e ricollocando le eccedenze in altre attività.

Nella tarda serata di ieri, fanno sapere i sindacati, si è consumata la rottura con l'azienda che ha presentato un piano di investimenti da circa 2 miliardi per l'area di Gela riducendo però a 250 milioni, dai precedenti 700, l'impegno per la riconversione.

Le organizzazioni sindacali avevano chiesto il riavvio degli impianti, attualmente fermi, come condizione per proseguire la trattativa. Contrario al piano anche il presidente della Regione Sicilia, Rosario Crocetta, che ha minacciato di interrompere anche le trattative sull'utilizzo dei pozzi petroliferi nell'isola.

Una nota della tarda serata di ieri del ministro dello Sviluppo Economico, Federica Guidi, annunciava la riconvocazione delle parti per le 12,00 di oggi "al fine di riavviare il dialogo".

"L'incontro sarà finalizzato alla ricerca di una soluzione condivisa sui punti che le parti hanno sollevato", spiega Guidi.

Eni, lamentando gravi perdite nel settore raffinazione, ha annunciato la volontà chiudere cinque siti in Italia, tra cui Gela e Porto Marghera, con un piano industriale orientato su esplorazione e produzione e meno sul downstream.

I lavoratori del settore raffineria in Italia sono circa 30.000. A Gela, circa 1.000 sono i dipendenti Eni mentre 2.500 le persone impiegate nell'indotto.

Eni ha spiegato ieri l'intenzione di investire intorno a 2 miliardi nell'area, di cui 250 milioni per la riconversione dell'impianto di Gela a biofuel, occupando 790 persone sulle attuali 970 (circa 300 nello stabilimento e gli altri tra bonifica, upstream e centro di sicurezza). Nessuna indicazione sul futuro dei lavoratori dell'indotto.

I restanti 1,8 miliardi saranno investiti per aumentare la produzione di gas in Sicilia, ottimizzare i campi offshore e per la ricerca di nuovi campi di gas. Ulteriori 200 milioni saranno destinati alla bonifica del territorio.   Continua...