29 luglio 2014 / 16:34 / tra 3 anni

Eni, adesione sciopero 90%, governo faccia rispettare accordi - sindacati

* Per sindacati a rischio futuro industriale Italia

* “Renzi gestisca vertenza, è primo azionista Eni”

di Francesca Piscioneri

ROMA, 29 luglio (Reuters) - Il 90% dei lavoratori ha aderito allo sciopero proclamato per oggi da Cgil, Cisl e Uil in tutti i siti Eni per protestare contro la volontà della major petrolifera di ridimensionare il settore chimica e raffinazione con la possibile chiusura di cinque siti in Italia, tra cui quello siciliano di Gela.

Lo riferiscono gli stessi sindacati nel corso di un presidio che si è tenuto nel pomeriggio a Roma di fronte a Montecitorio, a pochi passi dalla sede del governo.

I leader delle tre organizzazioni, presenti alla manifestazione, hanno chiesto al governo, principale azionista di Eni con il 30%, di intervenire per imporre all‘azienda il rispetto degli accordi già sottoscritti, in particolare il piano di investimenti da 700 milioni per Gela, che verrebbe revocato.

Il management del gruppo petrolifero nega che Gela chiuderà sostenendo che saranno investiti due miliardi per la riconversione della raffineria nella produzione di bio-diesel senza licenziare nessuno dei 970 dipendenti.

Il ministro dello Sviluppo economico, Federica Guidi, ha aperto al piano di riconversione.

Per i sindacati, al contrario, a Gela sono a rischio 3.500 posti di lavoro, incluso l‘indotto. I lavoratori impiegati nella raffinazione e petrolio sono in totale 30.000 in Italia.

“Eni non è un‘azienda in crisi, distribuisce dividendi e fa profitti sulla commercializzazione. Il governo, in quanto azionista, dovrebbe rinunciare ai dividendi se ci sono piani di investimento e a favore dell‘occupazione, e non annunciare ogni due ore che vuole vendere altre quote di Eni”, ha detto il segretario generale della Cgil Susanna Camusso.

Per Luigi Angeletti, leader della Uil, “la manifestazione non riguarda solo Eni e le raffinerie ma tutto il futuro industriale italiano. Eni dice che non ci saranno ripercussioni occupazionali ma allo stesso tempo viene meno agli impegni presi”.

RENZI RINUNCI A DIVIDENDI PER SALVARE LAVORO E INVESTIMENTI

“Eni non è un interlocutore affidabile, il governo si deve fare garante degli investimenti e delle raffinerie in Italia”, ha aggiunto Angeletti.

Alla manifestazione di oggi ha partecipato qualche centinaio di lavoratori con bandiere e fischietti e slogan contro il governo e il nuovo Ad di Eni, Claudio Descalzi: “Con Descalzi e Renzi senza pane sotto i denti”, recitava uno dei cartelli esposti.

Eni ha denunciato gravi perdite nel settore della raffinazione a causa di un surplus europeo di 120 milioni di tonnellate di raffinato, comunicando ai sindacati la volontà di garantire la continuità operativa solo per la raffineria di Sannazzaro (Pavia) e della propria quota (50%) del sito di Milazzo. In discussione invece le cinque raffinerie di Gela, Taranto e la seconda fase di Porto Marghera, oltre al petrolchimico di Priolo, a Siracusa.

Domani, 30 luglio, è atteso l‘avvio del tavolo sulla crisi del settore e sul sito siciliano presso il ministero dello Sviluppo economico ma i sindacati chiedono l‘intervento di Palazzo Chigi.

“In queste ore Palazzo Chigi convochi il sindacato e ci dica che cosa vuole fare rispetto agli accordi sottoscritti da Eni appena poco tempo fa”, ha detto il numero uno della Cisl, Raffaele Bonanni mentre a pochi metri dal palco, il premier Renzi riceveva la nazionale italiana di scherma.

Il 31 luglio Eni presenterà i risultati del secondo trimestre e l‘aggiornamento al piano industriale orientato a focalizzare la oil company su esplorazione e produzione e meno sul downstream, ovvero raffinazione e vendita di carburanti.

“Ben venga il biofuel ma non con il taglio agli impianti che ci sono”, ha detto Camusso.

Secondo l‘agenzia di rating Fitch, Eni è a rischio downgrade a causa della debolezza dei margini nella raffinazione.

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