Ilva, secondo Gnudi banche disponibili a prestito ponte

lunedì 21 luglio 2014 13:31
 

ROMA, 21 luglio (Reuters) - Il commissario straordinario dell'Ilva Piero Gnudi ha detto che il pool di banche creditrici è disponibile a concedere all'azienda siderurgica un prestito ponte per un importo probabilmente inferiore ai 650 milioni di euro già richiesti.

"Stiamo trattando. La cifra probabilmente sarà inferiore ma la disponibilità delle banche c'è", ha detto Gnudi parlando ai cronisti a margine di un evento a Bologna, come confermato dal suo ufficio stampa.

"Quella [i 650 milioni] è un cifra per raggiungere certi obiettivi. Ridimensionando alcuni obiettivi si riduce la cifra", ha aggiunto l'ex ministro, nominato il mese scorso alla guida dell'azienda, commissariata un anno fa dal governo allo scopo di attuare la bonifica ambientale.

Secondo fonti bancarie sentite da Reuters la settimana scorsa, l'orientamento delle banche (Intesa Sanpaolo, UniCredit e Banco Popolare ) è quello di concedere un prestito per un importo di circa un terzo rispetto alla richiesta di Gnudi, subordinato ad alcune condizioni tra cui la presentazione di una manifestazione di interesse, anche sotto forma di lettera d'intenti, da parte di un potenziale partner industriale, oltre all'orientamento favorevole delle autorità antitrust in merito a un'eventuale posizione dominante.

Il riferimento è ad ArcelorMittal, finora unico vero pretendente per l'ingresso nel capitale di Ilva, anche se i gruppi italiani Marcegaglia e Arvedi hanno espresso interesse per una possibile cordata per l'Ilva, attualmente di proprietà della famiglia Riva.

Secondo l'ex commissario ambientale dell'azienda, Edo Ronchi, per completare gli interventi di bonifica ambientale rispettando le scadenza previste dal piano approvato dal governo servono 800 milioni di euro entro il giugno 2015.

Della somma, 550 milioni sarebbero necessari entro la fine di quest'anno, altri 250 milioni entro la metà del prossimo. Finora, ha detto Ronchi, l'Ilva ha impegnato negli interventi quasi 576 milioni, per un totale di fatture già ricevute di circa 138 milioni.

Complessivamente, le misure di risanamento dovrebbero costare 1,8 miliardi di euro.

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