PUNTO 1-Eni, crisi raffinazione, sindacati proclamano sciopero generale il 29 luglio

venerdì 18 luglio 2014 13:27
 

* Astensione dal lavoro riguarderà tutti settori Eni

* Due ore di sciopero in altre raffinerie Italia (Aggiunge altri dettagli)

di Giancarlo Navach

MILANO, 18 luglio (Reuters) - I tre sindacati confederali del settore, Filctem-Cgil, Femca-Cisl e Uiltec-Uil, hanno proclamato lo sciopero generale di tutti i dipendenti dell'Eni il prossimo 29 luglio, e di due ore nelle raffinerie di altre aziende per protestare contro la decisione della major petrolifera di mettere in discussione il settore della chimica e della raffinazione con la possibilità di chiusura di cinque raffinerie in Italia.

"Il coordinamento unitario dei tre sindacati ha deciso di proclamare lo sciopero generale il prossimo 29 luglio di tutti i dipendenti Eni e delle società collegate e per due ore nelle raffinerie di altre aziende", ha detto a Reuters il segretario generale Filctem-Cigl, Emilio Miceli.

Alle 15,00 dello stesso giorno è prevista la manifestazione a Roma e un presidio davanti a Montecitorio.

L'astensione dal lavoro, è stato poi precisato in un comunicato congiunto dei tre sindacati, coinvolgerà tutte le aziende del gruppo - impianti di raffinazione, produzione e perforazione, impianti chimici e petrolchimici, sedi direzionali, depositi, uffici commerciali e amministrativi, aziende territoriali - oltre allo sciopero di due ore, da definire a livello locale, di tutti gli impianti di raffinazione sul territorio nazionale. Complessivamente saranno oltre 30.000 i lavoratori interessati.

Il cuore del problema, spigano i sindacati, è la profonda crisi in atto nel sistema della raffinazione italiana, culminata con la chiusura di tre raffinerie - oltre alla drammatica situazione di Gela, dove rischiano il lavoro più di 3500 persone tra dipendenti diretti e indotto - e dalle posizioni recentemente rese note da Eni sul blocco degli investimenti.

Eni ha comunicato ai sindacati la volontà di garantire la continuità operativa solo per la raffineria di Sannazzaro (Pavia) e della propria quota (50%) del sito di Milazzo. In discussione invece le cinque raffinerie di Gela, Taranto e la seconda fase di Porto Marghera, oltre al petrolchimico di Priolo, a Siracusa. Relativamente a Gela sarebbero stati revocati 700 milioni di investimenti.   Continua...