Eni, cresce la tensione a Gela, sindacati minacciano blocco Green Stream

venerdì 11 luglio 2014 17:09
 

MILANO, 11 luglio (Reuters) - Cresce la tensione a Gela, una delle raffinerie messe in discussione da Eni e a rischio chiusura insieme a quelle di Taranto, Livorno, Porto Marghera e il petrolchimico di Priolo a Siracusa.

Solo a Gela, fra occupati diretti e nell'indotto rischiano il posto 3.500 persone, secondo dati sindacali, su 21.500 lavoratori in tutto il paese.

"A Gela ci sono i blocchi davanti ai cancelli e nelle varie postazioni di ingresso. Oggi c'è stato un consiglio comunale al quale ha partecipato anche il presidente della Regione Sicilia, Rosario Crocetta: e' stato redatto un documento per chiedere a Eni di tornare sui suoi passi", ha detto a Reuters il segretario generale di Filctem Cgil della Regione Sicilia, Giuseppe Daquila.

Nell'incontro di martedì scorso fra i vertici della major e i tre sindacati si è registrata una rottura delle trattative: Eni ha denunciato gravi perdite nel settore della raffinazione a causa di un surplus europeo di 120 milioni di tonnellate di raffinato, comunicando ai sindacati di garantire la continuità operativa solo per la raffineria di Sannazzaro (Pavia) e della propria quota (50%) del sito di Milazzo. Relativamente a Gela sarebbero revocati 700 milioni di investimenti.

Venerdì 18 luglio i tre sindacati si riuniranno per decidere come portare avanti le azioni di lotta, fra queste "ci sarà sicuramente la richiesta di uno sciopero generale non solo nelle raffinerie ma in tutti gli stabilimenti produttivi di Eni", aggiunge Daquila. Il sindacalista non esclude altre azioni, come il blocco del metanodotto Green Stream, jv Eni-Noc, che porta il gas libico fino a Gela e da lì smistato nella rete nazionale. Al momento i flussi dalla Libia sono regolari.

I sindacati hanno, inoltre, chiesto al presidente Crocetta di ritirare la firma relativamente all'accordo siglato con Assomineraria che prevede la ricerca e l'estrazione di idrocarburi in Sicilia. "Tutto questo ha senso solo se il greggio estratto in Sicilia viene poi effettivamente raffinato in Sicilia", sottolinea il segretario generale regionale di Filctem Cgil. L'intenzione dell'azienda sarebbe quella di mantenere la raffinazione nel Nord Italia e di estrarre gli idrocarburi nel Sud.

SECONDO BROKER NECESSARIA CHIUSURA RAFFINERIE

In un report Bernstein Research scrive che l'AD di Eni, Claudio Descalzi, potrebbe emergere come la nuova versione maschile di Margaret Thatcher, andando contro i sindacati e chiudendo quattro o cinque raffinerie in Italia. Secondo la banca d'affari, "la chiusura delle raffinerie è un 'must' alla luce dell'attuale domanda in declino in Italia e delle consistenti perdite nei margini. La decisione è coraggiosa ma necessaria. I profitti in questo business sono stati sempre negativi da quanto è iniziata la crisi finanziaria, con il segmento Refining and marketing che perde una media di 106 milioni di euro a trimestre dal 2009".   Continua...