BREAKINGVIEWS - Renzi può mostrare buona fede al mercato con ristrutturazione Eni

mercoledì 9 luglio 2014 18:17
 

(Gli autori sono commentatori di Reuters Breakingviews. Le opinioni espresse sono da attribuire esclusivamente a loro)

NEW YORK/MADRID, 9 luglio (Reuters) - L'energico primo ministro italiano, Matteo Renzi, intende mostrare al mercato la propria buona fede. Un modo semplice per farlo è di consentire al gigante dell'energia Eni di correre da solo a beneficio degli azionisti. La major petrolifera tratta a sconto rispetto ai pari globali: non solo nei confronti di Exxon Mobil e Royal Dutch Shell, ma anche della brasiliana Petrobras.

Lasciare a Eni la libertà di ristruttarsi, inclusa l'opzione di vendere Saipem, sarebbe il modo migliore per utilizzare la quota statale del 30%.

Nonostante il recente successo nella scoperta di gas in Mozambico, Eni è una delle meno care fra le grandi società energetiche mondiali. Tratta solo 3,7 volte l'ebitda di quest'anno, secondo il consensus Thomson Reuters, pari a un quinto meno dei pari europei nonostante il generoso rendimento del dividendo intorno al 5,6%.

Questa valutazione probabilmente deriva dal fatto che gli asset di produzione di Eni si trovano in aree a rischio, cosa su cui Renzi non può intervenire. Inoltre, la società sta subendo continue interruzioni nella produzione di idrocarburi in Libia e Nigeria e ritardi nel giacimento giant del Kashagan in Kazakistan. L'attività di raffinazione è concentrata in Europa dove l'economia ristagna. Negli ultimi cinque anni Eni ha accumulato 3,6 miliardi di euro di perdite operative nella chimica e nella divisione refining e marketing.

Tuttavia c'è parecchio che Renzi può fare, concendendo maggiore libertà a Claudio Descalzi, il manager che lui ha scelto come numero uno della società e alla presidente Emma Marcegaglia.

Descalzi annuncerà presto la propria strategia su Eni. Il passo ovvio sarebbe il disinvestimento del 43% della quota detenuta in Saipem ed Eni potrebbe utilizzare il ricavato di 3,6 miliardi per pagare dividendi o realizzare investimenti. La vendita non cambierebbe le strategie industriali del gruppo.

Eni aveva un piano per ristrutturare le operazioni di raffinazione in Italia in perdita e margini nella raffinazione in caduta vogliono dire che i tagli potrebbe essere più profondi. Descalzi ha iniziato a incontrare i sindacati e in quel contesto Eni potrebbe trarre benefici se Renzi avrà successo con la riforma del mercato del lavoro. Consentire a Eni di semplificare se stessa per il bene dei suoi proprietari sarebbe una vittoria veloce.

(Christopher Swann e Fiona Maharg-Bravo)   Continua...