Raffinazione, Eni non apre a sindacati, a rischio Gela e Marghera

mercoledì 9 luglio 2014 07:34
 

MILANO, 9 luglio (Reuters) - L'incontro fra i vertici di Eni e i sindacati di categoria sulla crisi del settore chimico e della raffinazione non è andato bene e da parte dell'azienda arriva un chiaro segnale di interrompere i flussi prolungando le chiusure degli impianti di Gela e Porto Marghera.

A dirlo è il segretario della Filctem CGIL, Emilio Miceli. "Qualsiasi progetto di sviluppo non si può fare con gli impianti chiusi", ha detto Miceli a Reuters al termine della riunione, durata oltre due ore, con l'AD, Claudio Descalzi, Salvatore Sardo, capo della direzione industriale di Eni e i segretari nazionali oltre che della Cigil, anche di Femca Cisl e di Uilcer Uil.

"L'azienda ha confermato il fermo dell'impianto di raffinazione di Gela e quello petrolchimico di Porto Marghera e questo ci mette in pesanti difficoltà'", ha aggiunto Miceli sottolineando che "non viene fermato l'impianto di Brindisi che produce il cracking, ma che avrebbe bisogno di un fermo per manutenzione programmata".

Secondo Miceli, da parte di Eni "c'è la chiara volontà di interrompere i flussi e l'attività". Nessun commento da parte di Eni.

Ieri l'agenzia di rating Fitch ha detto che la società è a rischio downgrade a seguito della debolezza dei margini nella raffinazione.

Il 18 luglio i sindacati si riuniranno per decidere come rispondere a quanto annunciato ieri da Eni.

(Giancarlo Navach)

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