Sorgenia, a un passo accordo con banche, verso firma stand still in settimana

martedì 8 luglio 2014 16:18
 

MILANO, 7 luglio (Reuters) - L'accordo sulla ristrutturazione del debito di Sorgenia è oramai a un passo: entro fine settimana è attesa la firma dello standstill, ovvero la moratoria fino al 30 settembre sul debito della società, che si aggira intorno a 1,85 miliardi di euro, mentre bisognerà attendere ancora qualche settimana per il via libera al term sheet che, a seguito di un aumento di capitale riservato porterà gli istituti di credito a diventare azionisti del produttore e venditore di energia elettrica e gas, relegando a una quota minima i soci Cir e Verbund.

Secondo quanto riferiscono a Reuters due fonti vicine al dossier, lo schema della ristrutturazione è stato definito e quindi l'accordo fra le banche e i soci è di fatto raggiunto, grazie anche all'ammorbidimento della posizione dell'azionista austriaco. Tuttavia, mancano ancora alcuni passaggi: la firma del term sheet sta richiedendo alcune limature da parte degli adviser e delle banche coinvolte e questo potrebbe portare via altro tempo. Pertanto, sottolineano, le fonti, se non si riuscisse a chiudere il tutto entro le prossime settimane, non è escluso che la firma vera e propria slitti a settembre.

Una portavoce di Verbund dice che "la firma da tutte le parti è attesa in tempi relativamente veloci", anche se l'implementazione del piano ha bisogno di alcune settimane o mesi dopo la firma.

Oggi un quotidiano scrive che entro la settimana potrebbe arrivare la firma al term sheet fra i soci e le banche e la concessione dello stand still, passaggi propedeutici all'avvio della procedura di concordato ex articolo 182. Subito dopo ci sarà la presentazione del piano al tribunale di Milano per l'omologa, consentendo così la convocazione dell'assemblea di Sorgenia per deliberare l'aumento di capitale da 400 milioni riservato alle banche.

A seguito della conversione dei crediti in azioni, Cir e Verbund, scenderanno al 2% del capitale di Sorgenia, mentre, come scrive Il Sole-24 Ore, Mps sarà il primo socio con il 22% circa, seguito da Ubi con il 18%, dal Banco Popolare con l'11,5% e da Unicredit e Intesa SP con poco meno del 10% a testa e Popolare Milano con 9%.

L'accordo prevede anche la sottoscrizione di un prestito convertendo da 200 milioni e nuova finanza per 256 milioni.

Uno dei punti più spinosi della trattativa, che sarebbe stato superato, ha riguardato la cosiddetta clausola di "earn-out", ovvero la valorizzazione riconosciuta ai soci in relazione alla possibile cessione di asset di Sorgenia - essenzialmente centrali termoelettriche attualmente in profonda crisi a causa del calo dei consumi - e dopo il rimborso del debito bancario.

Ebbene, le banche ottengono un rendimento annuo del 10% sulla conversione del debito in azioni attraverso l'adesione all'aumento da 400 milioni. Mentre, qualora si dovesse realizzare l'ipotesi di vendita della società o di alcuni suoi asset, è stato pattuito che, una volta detratto il debito e il rendimento riconosciuto agli istituti di credito, l'eventuale plusvalenza sarebbe suddivisa al 90% fra le banche e al 10% fra i due soci, che vedrebbero così riconosciuta una quota maggiore rispetto al 2% del capitale che di fatto avranno a conclusione dell'aumento, e senza limiti temporali.

(Giancarlo Navach, Paola Arosio)   Continua...