Inps, spesa pensioni/Pil sopra 16% in 2013. Su 10 mld rosso pesa Inpdap

martedì 8 luglio 2014 11:01
 

ROMA, 7 luglio (Reuters) - La spesa pensionistica rispetto al Pil sale nel 2013 al 16,3%, in aumento rispetto al 14% pre-crisi ma inferiore al 18% che si rischiava di raggiungere senza le riforme previdenziali che hanno aumentato i requisiti di età e i contributi necessari per lasciare il lavoro.

Lo evidenzia l'Inps nella relazione annuale per il 2013 presentata oggi alla Camera.

"Eravamo al 14% circa [delle spesa pensionistica] prima della crisi, siamo al 16,3, saremmo stati oltre il 18% senza le recenti riforme, grazie alle quali arriveremo al 13,9 nel 2060. Tra il 2010 ed il 2060 nell'area euro il rapporto peggiora di 2 punti percentuali (di 1,5 per la UE27), mentre per l'Italia migliora di 0,9", si legge nel testo del commissario straordinario Inps, Vittorio Conti.

In termini assoluti nel 2013 la spesa pensionistica (previdenza e assistenza) complessiva lorda (comprese le pensioni dei dipendenti pubblici ex Enpals e dello spettacolo e sport ex Enpals) sale dell'1,7% sul 2012 a 265,9 miliardi.

L'istituto di previdenza riconosce che le riforme recenti hanno reso il sistema più stabile nel medio lungo, tuttavia sollecita l'inserimento di "elementi di flessibilità" per i lavoratori precoci e usurati e una garanzia per gli esodati.

"La stagione di riforme previdenziali che abbiamo vissuto dal 2009 al 2011, imposta dall'emergenza di garantire sostenibilità finanziaria al sistema, è stata così incalzante e severa da insinuare nella collettività incertezze sulla tenuta delle legittime attese previdenziali, timori che ora è necessario dissipare assicurando stabilità al quadro di riferimento per poter riavviare un processo virtuoso".

Fondamentale per la tenuta del sistema è l'andamento del Pil: con una crescita di lungo periodo all'1,5% dallo 0,5%, la pensione di un neo assunto, calcolata con il contributivo, mediamente sarebbe più elevata del 20% circa.

Altro elemento per rafforzare gli assegni è la previdenza complementare, per la quale l'Inps sollecita il governo a interventi che incentivino l'adesione ai fondi.

Destinando ai fondi il Tfr "integrato fino ad una contribuzione del 10,5% (di cui il 3,6% a carico del lavoratore e del datore di lavoro), il tasso di trasformazione potrebbe migliorare dai 14 ai 19 punti, a fronte di rendimenti attesi lordi nell'ordine del 2-4%", spiega Conti chiedendo una minore frammentazione dei fondi.   Continua...