4 luglio 2014 / 14:53 / tra 3 anni

Lucchini, ArcelorMittal pensa a offerta - Fiom

LONDRA, 4 luglio (Reuters) - ArcelorMittal, il più grande produttore di acciaio del mondo, sta pensando di fare un‘offerta per Lucchini.

E’ quanto anticipa la Fiom.

Secondo fonti di stampa, il commissario straordinario, Piero Nardi, ha fissato per il prossimo 14 luglio la scadenza per la presentazione delle offerte vincolanti per gli asset in vendita (i bandi di gara sono tre).

Lucchini, già di proprietà di Severstal, è stata dichiarata insolvente nel 2012 e successivamente posta in amministrazione straordinaria.

“Non c‘è ancora stata una manifestazione di interesse formale, ma negli ultimi giorni ArcelorMittal sta effettuando una sorta di due diligence su Piombino”, ha detto Gianni Venturi, coordinatore nazionale della Fiom.

ArcelorMittal e Lucchini, contattate da Reuters, non hanno voluto commentare.

In corsa per il gruppo siderurgico ci sono le indiane Jindal Steel and Power e JSW Steel, anche se non sono interessate all‘altoforno di Piombino, che impiega direttamente e indirettamente circa 4.000 persone.

“ArcelorMittal dovrebbe formalizzare un‘offerta”, ha aggiunto Venturi, “per tutte le attività o solo per l‘altoforno, in quanto esiste già un interesse per le linee di lavorazione da parte del gruppo indiano Jindal South West (JSW)”.

Sindacati e politici italiani prediligono un‘offerta che includa l‘impegno a mantenere l‘altoforno in attività. L‘impianto di Piombino è parte di un complesso che l‘anno scorso ha prodotto un milione di tonnellate di acciaio (4% della produzione in Italia).

Il mese scorso, ArcelorMittal aveva reso noto che il governo italiano le aveva chiesto di investire nell‘acciaieria Ilva, pure in amministrazione straordinaria.

Secondo Venturi, ArcelorMittal sta effettuando la due diligence su Lucchini in parallelo con la valutazione di Ilva.

Le perdite pesanti e la necessità di proteggere i posti di lavoro, secondo la stampa italiana, potrebbero tradursi in una cessione di Lucchini per la cifra simbolica di un euro.

Federacciai stima che Ilva stia bruciando tra 60 milioni e 80 milioni di euro al mese.

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