1 luglio 2014 / 19:44 / 3 anni fa

Finmeccanica, pm: totale fallimento controlli, i trucchi per mascherare ruolo Haschke

BUSTO ARSIZIO, 1 luglio (Reuters) - Il pubblico ministero Eugenio Fusco ha iniziato oggi la prima parte della sua requistoria al processo sulle presunte tangenti per l‘appalto degli elcotteri all‘India, concentrandosi sui controlli interni a Finmeccanica e AgustaWestland e mettendo in fila la successione cronologica e le circostanze che hanno condotto ai contratti di consulenza che per la procura sarebbero stati in realtà la copertura per le mazzette ai funzionari indiani.

Al processo giunto alle battute finali al Tribunale di Busto Arsizio sono imputati di corruzione internazionale gli ex AD di Finmeccanica e di AgustaWestland Giuseppe Orsi e Bruno Spagnolini con l‘accusa di aver fatto arrivare una cinquantina di milioni di euro di tangenti a esponenti delle forze armate e della politica indiana per l‘aggiudicazione della gara di appalto da 560 milioni di euro per 12 elicotteri nel 2010.

Gli imputati hanno sempre negato ogni addebito, sostenendo che non fu pagata alcuna tangente e che i contratti di consulenza contestata furono regolari contratti ingegneristici per opere di offset.

“Non ha funzionato l‘organismo di vigilanza interna alle due società, il collegio sindacale, il revisiore si è accontentato di rilasciare la lettera di clearance senza approfondimento”, ha detto Fusco, dopo aver citato date, circostanze e testimonianze di attività di verifica non effettuate.

“Se i controlli entro ed endo societari avessero funzionato, noi non saremmo qui - ha proseguito - Ma c‘è qualcuno che non ha interesse a essere sottoposto a verifiche. Ed è proprio il controllato”.

“Se risaliamo la catena più alla cima, c‘è il ministro del Tesoro che in quel periodo era fortemente depotenziato”, ha aggiunto ricordando la vicenda dell‘allora ministro Vittorio Grilli e dei contratti alla società dell‘ex moglie. “E’ saltato tutto, non c‘è nessuno che controlla. E se non c‘è nessuno che controlla, deve intervenire la magistratura”.

ROMEI PASETTI, ORSI, VIETTI, IL CSM E LA STAMPA

Il pubblico ministero si è quindi soffermato sul ruolo di un “controllore”, la ex presidente della corte d‘appello di Venezia e all‘epoca responsabile della vigilanza di Finmeccanica Manuela Romei Pasetti (indagata nel procedimento in indagini preliminari), sottolineando il suo status di subalternità a Orsi e le presunte pressioni sul Csm dopo l‘applicazione dello stesso Fusco a Busto Arsizio.

“Romei Pasetti viene sollecitamente a prendere contatti personalmente con il pubblico ministero - ha ricordato - In questo quadro, io non credo minimamente che le sue telefonate al Csm fossero pura curiosità. Ma su quali fossero i termini dell‘applicazione del sottoscritto”.

Fusco ha ricordato poi, oltre ai contatti al Csm, anche quelle che ha definito le pressioni sulla stampa, nel periodo in cui l‘inchiesta da Napoli era approdata a Busto, rileggendo la telefonata di Orsi al presidente di Confindustria Giorgio Squinzi per lamentarsi di una serie di articoli del Sole 24Ore, e la risposta dello stesso Squinzi: “Non ti preoccupare, interveniamo subito”.

Si passa poi all‘incontro di Orsi, il 30 marzo 2012, con il vicepresidente del Csm Michele Vietti, nel suo studio di Torino.

“Cosa è andato a fare Orsi presso Vietti - ha chiesto in aula il pm - Orsi non ha risposto. Sui giornali si è parlato di colloqui sulle vertenze sindacali di Alenia. Ma allora perché tacere? E poi, soprattutto, cosa c‘entrano le vertenze sindacali col vicepresidente del Csm?”.

Il pm torna poi sul link Romei Pasetti-Orsi-Csm, facendo ascoltare in aula una telefonata del giugno 2012 in cui l‘ex magistrato dice all‘allora AD Finmeccanica, a proposito di una cena in programma: “Ancora prima di parlare con Vietti, mi ha chiamato lui. Giovedì sera, credo ci sia anche Beppe”.

“Su questo telefono, va bene così”, le risponde Orsi.

“Il tono della telefonata e questo riferimento al telefono - ha commentato in aula il pm - dà l‘idea su quanto può essere indipendente un membro del consiglio di sorveglianza dall‘AD. Il fallimento dei controlli è totale”.

HASCHKE E I SOCI INDIANI

Nella sua requistoria, Fusco ha poi tratteggiato il quadro cronologico in primo luogo delle riunioni fra dirigenti e consulenti dopo che la stampa aveva iniziato a dar conto dei contorni dell‘inchiesta, e in secondo luogo, con un salto nel tempo fino al 2004, alla scansione degli avvenimenti che hanno portato ai contratti di consulenza a Guido Ralph Haschke, che nei mesi scorsi ha patteggiato una pena per corruzione internazionale e che la procura ritiene il tramite per le presunte tangenti all‘India.

“In questo clima arriva l‘intercettazione ambientale del 3 marzo 2012 fra Haschke e il suo socio Guido Gerosa”, ha detto il pm in aula prima di far ascoltare la voce di Haschke che dice che l‘unico che può stare tranquillo è July Tiagy (uno dei suoi soci indiani) “che lui i soldi li ha presi tutti in contanti”, e poi tratteggia una ipotetica linea di difesa: “Qui non c‘è il corrotto né il corruttore... 10-15 milioni di euro... diciamo che ce li siamo sperperati in ballerine e champagne... non abbiamo corrotto nessuno”.

Si passa poi all‘intercettazione successiva che fa scoprire agli investigatori che la valigia con tutti i documenti riservati si trova a casa della madre di Haschke, dove poi viene sequestrata.

Il pubblico ministero ha quindi ricordato passo passo gli eventi che hanno portato nel 2005 Haschke (i cui soci indiani erano cugini dell‘allora capo di stato maggiore dell‘aeronautica Shashi Tiagy) a trovare un contatto col mondo Finmeccanica e ad ottenere poi i contratti di consulenza, ricordando ancora una volta la vicenda dell‘abbassamento della quota operativa degli elicotteri, che consentì ad AgustaWestland di partecipare alla gara.

Per il pm quei contratti di consulenza sono stati strutturati per essere “escamotage per non far risultare la mediazione: prima viene definita attività di scouting per elicotteri civili, poi contratti ingegneristici e offset al 5% del valore della commessa”.

“Le prove dicono che Haschke non ha mai fatto nulla per gli elicotteri civili - ha proseguito - E che non si trattasse di consulenze per elicotteri civili si evince ‘per tabulas’ dai documenti interni di AgustaWestland nei quali quel contratto viene definito del settore militare-governativo”.

“Nel 2007 Spagnolini toglie poi la causale degli elicotteri civili al contratto - conclude - E viene inserita la clausola che impegna AgustaWestland a fornire ad Haschke un contratto di consulenza se fosse stata vinta la gara. Altro che nessun rapporto fra i contratti ad Haschke e l‘appalto militare”.

La requisitoria proseguirà dopodomani, poi sarà la volta delle parti civili.

(Emilio Parodi)

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