23 giugno 2014 / 16:38 / 3 anni fa

PUNTO 1-Algeria, Tribunale conferma no a Saipem per sequestro beni Varone

* Saipem aveva fatto ricorso contro bocciatura sequestro giudice lavoro

* Società: decisione non pregiudica nostro diritto a rivalerci

* Giudici: azienda "favorita" da presunte tangenti (Aggiorna con dettagli)

di Emilio Parodi

MILANO, 23 giugno (Reuters) - Il Tribunale di Milano sezione Lavoro, in composizione collegiale, ha bocciato in via definitiva la richiesta di sequestro di beni "pari ad almeno 5,29 milioni di euro" avanzata nei mesi scorsi da Saipem nei confronti del suo ex direttore operativo Pietro Varone, fra gli indagati dell'inchiesta sulle presunte tangenti pagate dalla società per ottenere contratti in Algeria.

Lo si evince dall'ordinanza emessa il 19 giugno scorso con la quale il collegio giudicante ha rigettato il reclamo di Saipem, confermando il provvedimento disposto "in primo grado" dal giudice del lavoro il 6 maggio scorso, e condannando la società a rifondere a Varone le spese del procedimento di reclamo.

SAIPEM-VARONE, DAL TRIBUNALE DEL LAVORO ALLA PROCURA

Quello chiuso da questa ordinanza è un procedimento cautelare in vista di un processo lavoristico che Saipem ha intenzione di intentare all'ex dirigente per il risarcimento dei danni che ritiene di aver subito dalle condotte emerse fin qui nell'inchiesta penale in corso sulla corruzione internazionale.

"Saipem non concorda con le motivazioni della decisione del Tribunale del Lavoro di Milano - è il commento della società affidato a una portavoce - che, avendo natura cautelare, non implica alcun accertamento nel merito o definitivo".

"La recente ordinanza non pregiudica il diritto di Saipem di poter presentare nuovamente le medesime domande di sequestro cautelare - prosegue la portavoce - Inoltre, la recente decisione ovviamente non pregiudica la futura protezione dei diritti di risarcimento di Saipem in un giudizio di merito".

La decisione del Tribunale di Milano è una sorta di "appello" ed è definitiva per questo procedimento cautelare con le motivazioni sostenute dalla reclamante. Se Saipem in futuro dovesse addurre diverse argomentazioni, potrà instaurare un nuovo procedimento cautelare, spiegano fonti legali.

Nell'ambito di un altro procedimento civile, il Tribunale di Milano l'11 aprile scorso aveva dichiarato illegittimo il licenziamento di Varone da parte di Saipem, condannando la società, che ha presentato ricorso, a corrispondere all'ex manager quasi un milione e 200.000 euro, fra indennità e Tfr.

Queste decisioni in ambito civile e lavoristico rivestono una certa importanza anche riguardo all'inchiesta penale visto che la società - che si pone come soggetto danneggiato dal comportamento infedele e autonomo dell'ex dirigente - nel fascicolo dell'inchiesta, condotta dai pm Fabio De Pasquale e Giordano Baggio, è in realtà indagata come persona giuridica per la legge 231 proprio insieme a Varone, oltre che ad Eni e agli ex vertici delle due società.

GIUDICI: NESSUN ELEMENTO ESISTENZA DANNO

"La società - scrivono ora i giudici a proposito della richiesta di sequestro - non ha allo stato fornito elementi di prova idonei a dimostrare, anche solo in termini di verosimiglianza, l'esistenza del preteso danno, né il nesso eziologico tra questo e le condotte imputate a Varone".

Al centro del suo reclamo contro la decisione del giudice del lavoro sulla richiesta di sequestro, Saipem, assistita dagli avvocati Giampiero Proia, Carlo Ferdinando Emanuele e Pietro Matteo Fioruzzi, ha posto l'ordinanza di custodia cautelare in carcere disposta dal gip nel luglio 2013 nei confronti di Varone, rappresentato dagli avvocati Sharmine Carluccio e Rosanna Santaniello.

Ma proprio il testo di quell'ordine d'arresto è anche al centro del provvedimento con il quale i giudici hanno ora respinto il reclamo.

Oggetto della vicenda penale sono 197 milioni di euro di presunte tangenti per l'acquisizione di sette contratti d'appalto in Algeria del valore complessivo di 8 miliardi di euro. Il gip scriveva nell'ordinanza che una parte (i 5 milioni e 290.000 euro) delle commissioni corrisposte da Saipem alla società di mediazione Paerl Partners (presunta "facilitatrice" dell'ottenimento degli appalti algerini) venne "riversata" a Varone.

Nel quadro indiziario fatto proprio dall'ordinanza, scrivono i giudici, "devono esserne valutate le eventuali conseguenze dannose [per Saipem]".

"Occorre allora rilevare che... l'ordinanza del gip ha dato atto che le somme corrisposte a Pearl Partner sarebbero state finalizzate ad ottenere a favore di Saipem 'l'assegnazione da parte dell'ente di Stato algerino Sonatrach' di una serie di contratti 'per un importo complessivo di oltre 8 miliardi di euro' così 'conseguendo Saipem complessivamente e le sue controllate sui contratti così ottenuti un profitto globale ante imposte alla data del 31/12/12 pari a euro 1.003.155.000".

GIP: EX MANAGER IN CONCORSO CON VERTICI AZIENDALI

"Ancora secondo la stessa ordinanza - continua il collegio giudicante - Varone avrebbe agito in concorso con i vertici aziendali 'riportando direttamente in linea gerarchica all'amministratore delegato' e 'al fine di procurare alle società Eni e Saipem indebiti vantaggi in operazioni economiche internazionali".

"Risulterebbe inoltre accertato - si legge ancora nel provvedimento del Tribunale del Lavoro - 'che i contratti di intermediazione stipulati tra Saipem e Pearl Partners siano stati solo una copertura documentale per permettere la fuoriuscita di denaro da Saipem' e che le somme acquisite da tale società sarebbero state 'utilizzate per il successivo smistamento a fini corruttivi delle commissioni ricevute', 'mascherando la reale causa delle dazioni di denaro con fittizi contratti di consulenza".

"Se dunque questo è il quadro che emerge dall'ordinanza di custodia cautelare invocata da Saipem a fondamento della propria richiesta risarcitoria - concludono i giudici - risulta del tutto artificioso il tentativo di estrapolare la condotta di Pietro Varone relativa alla 'retrodatazione' della somma di 5.290.000 euro e pretendere di farne discendere un danno a Saipem, quando in realtà, secondo la stessa ordinanza, l'intera somma di 197.934.798.000 euro versata da Saipem a Pearl Partner per il tramite di Varone non avrebbe avuto altra funzione se non quella di costituire... una provvista per pagamenti a fini corruttivi...".

Nel fascicolo, fra gli altri, sono indagati l'ex presidente di Saipem Algeria Tullio Orsi, l'ex AD di Saipem Pietro Franco Tali e l'ex AD di Eni Paolo Scaroni, quest'ultimo per tre incontri a Parigi, Vienna e Milano con l'allora ministro algerino dell'Energia Chekib Khelil e l'intermediario Farid Badjaoui, sul quale pende da luglio scorso un mandato di cattura internazionale.

Tutti gli indagati e le società hanno sempre respinto le accuse e hanno più volte ribadito la correttezza del loro operato.

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