19 giugno 2014 / 11:34 / 3 anni fa

Ilva, Ronchi: risanamento ambientale funziona, ma servono 800 mln

* Oggi a Taranto al via il processo per disastro ambientale

* Per Arpa qualità del‘aria nettamente migliorata

* Per interventi ambientali servono 550 mln euro entro fine anno

* Nel 2013 bilancio Ilva in rosso per 454 mln euro

di Massimiliano Di Giorgio

ROMA, 19 giugno (Reuters) - L‘ex subcommissario di Ilva ed ex ministro dell‘Ambiente Edo Ronchi ha detto oggi che lo stabilimento siderurgico di Taranto è in via di risanamento ambientale, che la qualità dell‘aria in città è nettamente migliorata e che per proseguire nell‘opera servono 800 milioni di euro entro un anno.

Intanto, proprio oggi, è cominciato nella città pugliese il processo per disastro ambientale che vede tra gli imputati due membri della famiglia Riva - proprietaria dell‘impianto commissariato un anno fa dal governo - ex dirigenti e amministratori, tra cui il presidente della Puglia Nichi Vendola.

“Per completare i numerosi e complessi interventi, rispettando le scadenza previste dal piano ambientale approvato qualche settimana fa dal governo, e per contribuire ad affrontare la crisi dell‘Ilva, servono 800 milioni di euro entro il giugno 2015”, ha detto Ronchi, il cui mandato è scaduto il 4 giugno, in una conferenza stampa.

Della somma, 550 milioni servono entro la fine di quest‘anno, altri 250 milioni entro la metà del prossimo. Finora, ha detto Ronchi, Ilva ha impegnato negli interventi quasi 576 milioni, per un totale di fatture già ricevute di circa 138 milioni. Complessivamente, le misure di risanamento costeranno 1,8 miliardi.

Finora, ha detto Ronchi, sono state attuate tutte le prescrizioni dell‘Aia del 2011 tranne cinque, 55 prescrizioni su 98 di quelle dell‘Aia 2013 e una su 16 di quelle del piano 2014.

L‘intervento ambientale secondo i dati presentati da Ronchi - elaborati dall‘Agenzia regionale pugliese per la protezione dell‘ambiente - sembrano avere una netta incidenza sulla riduzione dell‘inquinamento a Taranto e in particolare per i quartieri più vicini all‘acciaieria.

“La qualità dell‘aria a Taranto è buona, in particolare per le polveri sottili i dati sono fra i migliori delle città italiane e il benzo(a)pirene si è ridotto di 10 volte arrivando a 0,18 nanogrammi al metro cubo”, ha detto l‘ex subcommissario. La soglia di legge è di 1 nanogrammo.

DOVE PRENDERE I SOLDI

Per l‘ex subcommissario dell‘azienda siderurgica gli 800 milioni potrebbero essere reperiti grazie al dissequestro di beni congelati dalla procura di Milano nell‘ambito di un‘inchiesta per evasione fiscale su Emilio Riva, lo scomparso patron del gruppo.

Per un intervento del genere, ha ammesso Ronchi, servirebbe però una modifica della legge n.6 del febbraio scorso, che consente il ricorso ai beni sequestrati solo dopo aver tentato la strada dell‘aumento di capitale dell‘azienda.

Ronchi ha anche proposto la nomina di un commissario ambientale con poteri straordinari per attuare le disposizioni previste da due Aia (Autorizzazione integrata ambientale) e dal Piano varato dal governo nel maggio scorso.

L‘ex subcommissario ha incontrato oggi il neo commissario Ilva Piero Gnudi, il ministro dell‘Ambiente Gian Luca Galletti e quello dello Sviluppo Economico Federica Guidi: “Mi pare ci sia un intenzione convergente di realizzare le azioni necessarie, anche nella direzione da me indicata”, ha detto.

“Se si risolvono i problemi ambientali, sarà anche più facile trovare nuovi investitori di Ilva”, ha aggiunto il subcommissario.

Attualmente al possibile investimento in Ilva sono interessati, oltre alla famiglia Riva - che per partecipare a un aumento di capitale ha chiesto al governo di poter intervenire sulla governance - il gigante mondiale dell‘acciaio ArcelorMittal e le aziende italiane Marcegaglia e Arvedi.

Il governo italiano doveva dare il via libera entro metà giugno al piano industriale dell‘azienda predisposto dall‘ex commissario Enrico Bondi, ma secondo Ronchi la ricerca di nuovi investitori suggerisce che il piano venga ridiscusso.

CRISI DI LIQUIDITA’

Ronchi, pur affermando che “la crisi di liquità dell‘Ilva è molto acuta e non si è affatto risolta”, ha contestato le stime di Federacciai sulle perdite mensili dell‘azienda, valutate in 60-80 milioni di euro. “Nel 2013 il rosso è stato di 454 milioni, nel mese di aprile 2014 di 21 milioni. Lascio a voi fare i calcoli”, ha detto.

La crisi di Ilva, per Ronchi, risente non solo del sequestro degli impianti deciso nel 2012 dalla magistratura - e della conseguente opera di bonifica ambientale - e delle conseguenti difficoltà di produzione, ma anche del rallentamento economico globale, che già nel 2009 provocò un rosso in bilancio per 156 milioni, ha detto il subcommissario.

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