Rai, presidente Tarantola chiede riforma a governo

mercoledì 4 giugno 2014 15:44
 

ROMA, 4 giugno (Reuters) - La presidente della Rai, Anna Maria Tarantola, la cui azienda dovrà fare a meno quest'anno di 150 milioni di euro di finanziamento pubblico, ha chiesto oggi una riforma che cambi la missione e la governance di viale Mazzini.

"Per un cambiamento radicale è necessario intervenire sulla missione, sulla governance, sul canone; questo non è alla portata della Rai, che è comunque pronta a collaborare", ha detto la Tarantola nella sua relazione alla commissione parlamentare di vigilanza sulla Rai, dopo che ieri insieme al dg Luigi Gubitosi ha incontrato il ministro del Tesoro Pier Carlo Padoan.

"Il preannunciato anticipo dei lavori per il rinnovo della convenzione [che scade nel 2016] è positivo", ha aggiunto l'ex dirigente di Bankitalia.

Già nell'aprile scorso Gubitosi e la Tarantola avevano ipotizzato una riforma della "media company" di Stato entro il 2016, basata su una consultazione pubblica sul modello di quanto fatto nel 2003 in Gran Bretagna per la Bbc.

La Tarantola ha rivendicato il "processo di evoluzione" della Rai avviato sotto la sua presidenza, che anche "portato il bilancio 2013 ed il consuntivo del primo trimestre 2014 a chiudersi in utile". E ha ricordato anche l'investimento di circa 700 milioni per il finanziamento dell'industria audiovisiva nel biennio 2012-2013, definendolo "una forma di sostegno dell'occupazione".

Viceversa, il taglio di 150 milioni voluto dal governo - che è una delle misure a copertura della riduzione del peso dell'Irpef per l'aumento di 80 euro nelle buste paga dei lavoratori con stipendi medi e bassi - unito ai costi già previsti quest'anno per i Mondiali di calcio e per l'ammodernamento tecnologico dell'azienda porteranno a un passivo di 162 milioni di euro per il 2014, ha detto la presidente.

L'impatto del taglio - contro cui i sindacati, Cisl esclusa, hanno proclamato uno sciopero per l'11 giugno - porterà secondo la Tarantola a oltre un terzo di riduzione del capitale sociale (col rischio di portare successivamente i libri in tribunale) e al mancato rispetto degli accordi già presi con le banche creditrici, che potrebbero modificare le condizioni e accelerare il rimborso dei prestiti.

(Massimiliano Di Giorgio)

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