3 giugno 2014 / 11:24 / 3 anni fa

Italia, per aziende "dura battaglia" per recupero redditività - S&P

MILANO, 3 giugno (Reuters) - Le aziende italiane dovranno condurre una “dura battaglia” per riconquistare livelli dei redditività simili a quelli delle altre aziende europee.

È quanto sostiene l‘agenzia di rating Standard & Poor’s in un rapporto pubblicato stamattina, dedicato al settore ‘corporate’ italiano e basato sull‘analisi di 2.400 aziende del paese.

Nonostante la “tiepida” ripresa che sembra aver imboccato l‘economia italiana, il miglioramento rimane frenato dalla debole domanda interna, spiega S&P, che stima una crescita del Pil italiano dello 0,5% quest‘anno e dell‘1,1% nel 2015.

L‘agenzia segnala che la redditività delle aziende italiane, espressa come ‘return on capital’, è scesa al 4,2% nel 2013, contro una media europea del 6,5%. E sul fronte finanziario, il rapporto debito su Ebitda è risultato pari a 3,6 nel 2013 contro il 2,8 della media europea (nonostante una riduzione del livello assoluto del debito a partire dal 2009).

Inoltre, prosegue il rapporto, la competitività di molte imprese italiane, in particolare quelle medio piccole, risulta intralciata da asset sovradimensionati e in progressivo invecchiamento.

NECESSARIA RIPRESA INVESTIMENTI DOPO STOP ULTIMI ANNI

Secondo S&P, a seguito degli ultimi anni di bassa domanda e bassi investimenti, nel 2013 il rapporto asset produttivi/Ebitda delle azione italiane si è portato a quota 12, da 8,4 del 2006. Per le aziende medie e piccole il rapporto si fa ancora più pesante, rispettivamente 15 e 18 nel 2013: numeri che rendono urgente un significativo processo di ristrutturazione e consolidamento volto al rilancio dei profitti.

“Tale ristrutturazione richiederà probabilmente uno sforzo a imprenditori e azionisti per realizzare gli investimenti aziendali che sono stati evitati negli ultimi anni a causa delle deboli condizioni di domanda” afferma l‘analista di S&P Renato Panichi. “Una maggiore efficienza operativa andrà probabilmente ad aumentare l‘attrattività sia per gli investitori obbligazionari sia per le banche, quindi alleviando il credit crunch in atto dal 2012”.

OUTLOOK NEGATIVI RESTANO SOPRA MEDIA EUROPEA

In tale contesto, suggerisce S&P, l‘intersse per il mercato dei capitali da parte delle medie imprese italiane - col crescente numero di emissioni obbligazionarie a partire dal 2012 - potrà aiutare il flusso di investimenti necessario per la ristrutturazione del settore ‘corporate’.

Tuttavia, avverte S&P, il contesto operativo ed economico più difficile entro cui le imprese italiane si trovano ad operare, insieme ai rischi e alle incertezze attuali, giustificano un numero di outlook negativi sui rating superiore a quello europeo. Circa un quinto delle aziende italiane con un rating, ricorda S&P, hanno attualmente un outlook negativo, contro il 12% a livello europeo.

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