30 maggio 2014 / 14:28 / 3 anni fa

Italia, attesa lunedì posizione Ue interlocutoria su rinvio pareggio - fonti

ROMA, 30 maggio (Reuters) - Lunedì prossimo 2 giugno la Commissione europea non dovrebbe formalmente bocciare la decisione dell‘Italia di rinviare al 2016 il pareggio strutturale di bilancio, secondo quanto riferiscono due fonti vicine alla situazione.

“La Commissione in questo momento è senza poteri e dovrebbe assumere una posizione interlocutoria”, spiega una delle fonti.

I vertici di Commissione e Consiglio europeo sono destinati a cambiare dopo le elezioni europee del 25 maggio.

La consultazione popolare ha mostrato l‘affermazione di diversi movimenti euroscettici, divisi sul piano programmatico ma uniti nella critica alle politiche di rigore seguite finora.

I negoziati sui nuovi vertici europei non dovrebbero concludersi in tempi brevi. Il ministro dell‘Economia, Pier Carlo Padoan, ha detto ieri che la futura Commissione si insedierà “tra la fine dell‘anno e l‘inizio del prossimo” .

Una seconda fonte ritiene che Bruxelles rinnoverà l‘appello a raggiungere il pareggio di bilancio strutturale, ma in termini generici e senza riferirsi esplicitamente all‘anno in corso.

L‘Italia si era impegnata con la Commissione europea a ridurre nel 2014 il disavanzo strutturale, calcolato al netto del ciclo e delle una tantum, entro lo 0,5% del Pil che delimita il pareggio.

A metà aprile, pubblicando il Documento di economia e finanza (Def), il governo ha deciso di rinviare il ‘close to balance’ al 2015 e il pareggio pieno al 2016.

Rispettare gli impegni avrebbe richiesto quest‘anno una manovra correttiva di circa mezzo punto percentuale, anziché di 0,2 punti come prevede il Def.

Il governo ha motivato la scelta con l‘esigenza di non indebolire la già fragile economia italiana.

A fronte del rinvio, Padoan ha annunciato una correzione pari a 0,3 punti percentuali di Pil nel 2015 (0,6 dal 2016).

Il governo dice che il quadro di finanza pubblica del Def è coerente anche con la regola di riduzione del debito stabilita dal Fiscal compact.

Il nuovo Patto di stabilità europeo obbliga l‘Italia a ridurre di un ventesimo l‘anno la distanza che separa il rapporto debito/Pil, visto nel 2014 sopra il 134,9%, dalla soglia di riferimento del 60%.

La regola del debito si considera violata se non si rispettano tre condizioni poste in successione.

La prima analisi riguarda la riduzione media del rapporto debito-Pil nell‘anno di valutazione e nei due anni precedenti (backward looking rule).

La seconda si riferisce alla riduzione del rapporto nell‘anno di valutazione e nei due successivi in base alle previsioni della Commissione europea (forward looking rule).

La terza analizza l‘evoluzione del debito nella versione backward-looking tenendo conto, però, di quale impatto abbia avuto il ciclo economico.

Solo se tutte e tre le versioni della regola non sono rispettate, la Commissione può aprire una procedura di infrazione. Può, non deve, perché il Fiscal compact richiede di valutare anche tutta una serie di ‘fattori rilevanti’.

Per l‘Italia la prima verifica formale scatta nel 2015, al termine del triennio di transizione iniziato nel 2013.

Nella relazione annuale diffusa oggi la Banca d‘Italia scrive che, “per il triennio 2015-17, il quadro programmatico rispetta la regola di riduzione del debito, ma non vi sono margini di sicurezza a fronte di andamenti macroeconomici peggiori, anche di poco, o di introiti da dismissioni inferiori alle attese”.

(Giselda Vagnoni e Giuseppe Fonte)

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