30 maggio 2014 / 10:09 / tra 3 anni

PUNTO 4-Italia può sfruttare flessibilità regole Ue con riforme-Visco

* Bene bonus fiscale 80 euro ma occorre maggiore occupazione

* Occorrono più investimenti nazionali ed europei, privati e pubblici

* Progetto riformatore credibile può cambiare corso aspettative (aggiunge risultati indagine Bankitalia su investimenti)

di Giselda Vagnoni e Luca Trogni

ROMA, 30 maggio (Reuters) - L‘Italia potrà sfruttare la flessibilità delle regole europee se saprà mettere a punto un piano credibile di riforme strutturali, secondo il governatore della Banca d‘Italia.

Nelle sue terze Considerazioni finali, Ignazio Visco riconosce che gli sgravi fiscali approvati di recente dal governo di Matteo Renzi “potranno” aiutare i consumi, ma sottolinea che per una vera ripresa “serve un duraturo aumento dell‘occupazione”.

Ecco quindi la necessità di un “progetto riformatore” che cambi “il corso delle aspettative” e rafforzi “la dinamica degli investimenti, dell‘occupazione e dei consumi”.

Una “strategia convincente di riforme strutturali”, dice Visco, potrà consentire all‘Italia di sfruttare “i margini di flessibilità” consentiti dalle regole Ue.

“Anche se le singole misure potranno essere attuate in tempi diversi, non solo per i vincoli di bilancio, la visibilità di un disegno coerente rassicurerà i cittadini, rafforzerà quella fiducia nel futuro senza la quale ogni progresso è impossibile”, si legge nel discorso preparato dal governatore per l‘assemblea annuale della Banca d‘Italia.

D‘altra parte Roma ha già ottenuto “risultati importanti” nell‘aggiustamento della finanza pubblica che hanno reso possibile intraprendere azioni di sostegno alla crescita come i pagamenti dei debiti della Pubblica amministrazione e la riduzione del cuneo fiscale.

Le riforme strutturali renderanno le nostre economie più resistenti agli shock futuri ma richiedono tempo per dare pieni frutti, osserva Visco.

Nel frattempo, per dare spinta all‘economia europea e italiana, in cui il “graduale miglioramento delle aspettative tarda a tradursi in un solido recupero dell‘attività economica”, servono investimenti.

“L‘uscita dalla recessione è travagliata ... servono investimenti privati e pubblici, nazionali ed europei”, o in altre parole “una più ampia azione di politica economica a livello europeo”.

RAPPORTO INVESTIMENTI/PIL A MINIMO DA DOPOGUERRA

Visco cita “misure tempestive per accelerare la realizzazione di infrastruture, non solo materiali” e “interventi condivisi” che “contribuirebbero a orientare positivamente le aspettative dei mercati”.

“Di fronte a un‘opinione pubblica divisa, non sempre informata, vi è bisogno di politiche profondamente europee, da attuare nei limiti delle rispettive responsabilità ma con spirito aperto alla cooperazione”, prosegue Visco riferendosi all‘affermazione degli euroscettici nelle elezioni europee di domenica.

Il terreno da recuperare dopo sei anni di crisi economica e di difficile accesso al credito è considerevole: a fine 2013, rispetto a fine 2007, l‘Italia ha perso il 15% di capacità produttiva nell‘industria.

Il rapporto tra investimenti lordi e Pil è sceso di 4 punti percentuali dal 2007, portandosi nel 2013 al 17%, il minimo dal dopoguerra. In Italia nell‘ultimo quadriennio la spesa per investimenti pubblici è diminuita di quasi il 30%.

Secondo un‘indagine condotta dalle filiali della banca centrale nel 2014 gli investimenti si stabilizzeranno nell‘industria, mentre vi sarà una nuova diminuzione nel settore dei servizi privati. Tornando al mondo delle imprese, quelle con almeno 50 addetti segnalano per l‘anno in corso un lieve incremento degli investimenti a differenza della minori che dovrebbero continuare a flettere.

“Aumenti di produttività e crescita dell‘occupazione sono conciliabili se si riprende la domanda interna. La chiave è l‘aumento degli investimenti fissi, che sono la cerniera tra domanda e offerta”, dice Visco.

Possono essere di aiuto “meccanismi di integrazione dei redditi di chi è stato più colpito dalla crisi e di ricollocamento dei lavoratori espulsi dai processi produttivi tradizionali”.

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