30 maggio 2014 / 09:59 / tra 3 anni

PUNTO 2-Banche, controllo fondazioni da vietare anche se assieme ad altri -Visco

(aggiunge commenti)

ROMA, 30 maggio (Reuters) - La separazione tra banche e fondazioni deve essere rafforzata, estendendo il divieto di controllo ai casi in cui questo è “esercitato di fatto, anche con altri azionisti”.

Nel passaggio delle sue Considerazioni finali dedicato ai rapporti tra sistema bancario e fondazioni, il governatore Ignazio Visco punta il dito su una possibile “interpretazione fuorviante di questi rapporti che può distorcere l‘erogazione del credito, mettendo a rischio la solidità dei bilanci e la allocazione efficiente delle risorse”. Eventualità più probabile nelle fasi di recessione.

Occorre quindi non consentire “il passaggio dei vertici dell‘una agli organi dell‘altra” oltre a estendere il divieto di controllo a quello di fatto, “anche congiuntamente con altri azionisti”.

Il richiamo del governatore ha trovato la piena condivisione del presidente dell‘Acri - associazione delle Fondazioni bancarie - Giuseppe Guzzetti, che è anche presidente della Fondazione Cariplo, storico azionista di Intesa SP.

“Sono d‘accordo con il Governatore che non devono esserci porte girevoli con i nostri colleghi, chi sta in Fondazione sta in Fondazione e chi sta in banca sta in banca”, ha detto Guzzetti uscendo al termine dell‘assemblea.

Quanto invece all‘estensione del divieto di controllo, menzionato da Visco, Guzzetti non vede riferimenti a casi specifici.

“Credo che quella sia una affermazione di rito. Non c‘è un fatto specifico. Qui c‘è il diritto che va rispettato. C‘è il codice civile che specifica molto bene quando ci sono i controlli, patti di sindacato, controlli di fatto”, ha detto Guzzetti, che esclude per esempio che questa “affermazione di richiamo” possa applicarsi al caso della Fondazione Mps che ha il 2,5% e un patto che raggruppa il 9% del capitale con i nuovi soci sudamericani Fintech e Btg Pactual, a cui ha ceduto rispettivamente il 4,5% e il 2% della banca senese.

L‘accordo prevede “pattuizioni relative alla governance” di Mps : i pattisti presenteranno una lista congiunta per il rinnovo del consiglio di amministrazione e del collegio sindacale, con Fondazione che potrà indicare il presidente e gli altri soci pattisti l‘AD, se la loro lista avrà la maggioranza.

Oltre a Mps, le banche in cui la presenza delle fondazioni conferitarie ha ancora una forte influenza nella composizione del cda sono più d‘una: da Intesa Sanpaolo a UniCredit o Banca Carige seppur con equilibri diversi in ognuna. Per il riferimento al passaggio dei vertici da un ente all‘altro viene in mente il fatto che Giuseppe Mussari prima di diventare presidente di Mps sia stato presidente della Fondazione senese.

L‘AD di Intesa Carlo Messina, chiama però fuori la sua banca da questo tema sul ruolo delle Fondazioni nel capitale.

“Noi siamo una banca che capitalizza 40 miliardi di euro, siamo la quarta banca dell‘eurozona e la maggioranza del capitale è di investitori internazionali”.

Visco ha anche detto che che l‘azione dell‘istituto centrale potrebbe essere più incisiva con l‘attribuzione alla Banca d‘Italia della facoltà di rimuovere, quando necessario, gli amministratori di una banca dal loro incarico, potere previsto dalla proposta di recepimento della direttiva Ue sui requisiti di capitale.

Inoltre quando le banche detengono quote nel capitale delle imprese, questo legame non deve distorcere le scelte di affidamento o ritardare l‘emersione di difficoltà del debitore. La vigilanza non può vagliare le singole scelte ma, sottolinea il governatore, stabilisce regole sulle operazioni con parti correlate e ne valuta il rispetto. Le norme prevedono fra l‘altro limiti quantitativi ai rischi e procedure deliberative rafforzate.

Le crisi delle aziende bancarie spesso si associano con debolezze dei sistemi di governance, tema su cui Banca d‘Italia ha di recente emanato una serie di norme. Una governance debole può favorire episodi di mala gestio, osserva il governatore e ricorda che via Nazionale nel 2013 ha affrontato 11 casi di intermediari in difficoltà e altri sei nei primi mesi di quest‘anno.

Si tratta di banche di piccola o media dimensione a cui fa capo l‘1% dell‘attivo totale del sistema. Nell‘ultimo biennio sono state condotte 340 ispezioni che hanno evidenziato in 63 casi gravi carenze e in 45 irregolarità di possibile rilievo penale, segnalate alla magistratura.

(Paola Arosio)

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